La spy story di Napoli:
il giallo Usa-Russia si allarga

Sabato 7 Settembre 2019 di Valentino Di Giacomo

Italia sotto attacco in un intrigo mondiale? Non si tratta solo di una questione di spionaggio industriale tra gruppi russi e americani, ma stavolta a fare le spese dei tentativi ostili di Mosca, che prova con ogni mezzo ad aggredire economicamente le altre potenze internazionali, potrebbe esserci finita anche l'Italia. Il caso riguarda un lancio di un vettore spaziale fallito, razzo prodotto in Italia dall'Avio (gruppo Leonardo) di Colleferro (Roma). Fonti qualificate dei servizi segreti italiani spiegano che l'Avio, potrebbe essere stata vittima di un sabotaggio.

 

Un'azione ostile che oggi viene messa in relazione dall'intelligence a gruppi orbitanti attorno al manager Aleksandr Kornushov e all'ex dipendente dell'Avio Aero (gruppo General Electrics) finito sotto indagine, Maurizio Paolo Bianchi. Un possibile sabotaggio che lo scorso luglio ha causato il crollo in borsa della società italiana di proprietà di Leonardo. Se i sospetti del nostro Comparto intelligence venissero confermati si tratterebbe di un'aggressione senza precedenti ad uno dei gangli vitali del tessuto economico italiano. L'arresto di Aleksandr Korshunov potrebbe meglio chiarire quanto accaduto appena due mesi fa a quasi 8mila chilometri di distanza dall'Italia.
IL LANCIO FALLITO
Questa storia inizia il 10 luglio quando l'Esa, l'Agenzia Spaziale Europea, programma il lancio di un satellite dalla Guyana francese. L'obiettivo era mandare in orbita il Falcon Eye 1, un satellite militare di osservazione terrestre ad alta risoluzione per le forze armate degli Emirati Arabi Uniti. Il missile, il Vega 15, che trasportava il satellite era stato prodotto negli stabilimenti di Colleferro dell'Avio. Dopo due minuti dal lancio razzo e carico finirono in mare dopo un'anomalia. È il primo fallimento dell'azienda italiana, giudicato sin da subito molto anomalo, dopo ben 14 missioni riuscite. Vega, acronimo di Vettore Europeo di Generazione Avanzata, è un vettore operativo in uso alla Arianespace, sviluppato in collaborazione dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) per il lancio in orbita di piccoli satelliti. L'Esa avviò subito una commissione d'inchiesta che ha concluso i suoi lavori appena giovedì scorso. «Sulla base delle osservazioni relative ai pochi millisecondi attorno all'anomalia hanno scritto gli analisti europei - la Commissione ha identificato come la causa più probabile un guasto termostrutturale nell'area della cupola anteriore del motore Z23. Altre possibili cause, come l'attivazione involontaria del sistema di neutralizzazione, sono state ritenute improbabili». Inoltre non sono state trovate prove di un atto doloso.
L'INCHIESTA ITALIANA
Fin qui le analisi della commissione incaricata dall'Esa, ma in Italia la relazione, pur ritenuta attendibile, non ha convinto del tutto perché al puzzle ricostruito dalla commissione potrebbero mancare alcuni pezzi fondamentali che ora potrebbero fornire le indagini avviate con l'arresto del manager russo a Napoli. Una questione di millisecondi come scrive l'Esa e che è complesso ricostruire fedelmente anche da un punto di vista tecnico. Già subito dopo il fallimento della missione di Avio, fu direttamente Palazzo Chigi ad attivarsi. «Il Comitato Interministeriale per le politiche dello Spazio e l'Aerospazio, unitamente all'Agenzia Spaziale Italiana scrisse in una nota il governo italiano - garantiscono il pieno supporto ad Avio per conferire continuità alle attività di accesso allo Spazio che rappresentano una capacità strategica per il Paese». Un caso di rilevanza estrema per la sicurezza nazionale. Per chiarire la vicenda vi fu subito la mobilitazione dei nostri Servizi con due delegati militari che avviarono un'istruttoria altamente riservata. Le conclusioni italiane non sono state rese ancora note e ad alimentare i sospetti non ci sarebbe solo il razzo, ma il carico che stava trasportando: quel Falcon Eye, il primo satellite spia degli Emirati Arabi. Un apparato potentissimo, i suoi visori ottici possono fotografare un'area di venti chilometri con una definizione di settanta centimetri.
I MANAGER INFEDELI
Cosa è successo in quei fatali attimi del fallimento della missione resta ancora da chiarire del tutto. I sospetti italiani dello scorso luglio sono ora alimentati dall'arresto di Napoli. Da quando quel lancio è fallito l'Avio, le quotazioni in borsa sono crollata del 15 per cento. Avio ha rapporti molto intensi con General Electric a cui ha ceduto Avio Aereo per 3,3 miliardi di euro, la società che, secondo l'Fbi, al centro degli interessi del manager russo. Dietro questi movimenti russi si sospetta possano esserci altri tecnici infedeli, magari foraggiati economicamente dai russi, che hanno causato il fallimento della missione Vega. Quell'anomalia si ritiene a Roma - potrebbe non essere un semplice guasto tecnico, ma un deliberato sabotaggio determinato per causare un danno fortissimo alla reputazione di uno dei più prestigiosi colossi economici italiani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 08:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA