Ladri nella libreria Dante & Descartes: «I miei libri profanati e i miei ricordi nel caos per soli trecento euro»

Lunedì 22 Giugno 2020 di Leandro Del Gaudio

«Erano affamati di niente, degna espressione della società dei consumi, parliamo di persone che non sanno perché esistono». Senso di impotenza per quelle immagini all'interno della propria libreria, lì in via Mezzocannone 55, sabato mattina presto. Lui, il libraio ed editore Raimondo Di Maio, si è trovato di fronte ai ricordi di una vita trascinati a terra da parte di chi era alla ricerca di chissà quale bottino: «Hanno portato via 300 euro, soldi che avevo messo da parte perché dovevo pagare dei volumi attesi in questi giorni. Hanno rovistato un po' dappertutto, alla ricerca della cassaforte o di chissà quale fortuna e non si sono accorti del patrimonio che avevano sotto gli occhi. Oggi vivo con la consapevolezza di essere fortunato, perché non hanno preso libri che ho custodito in più di quaranta anni di carriera, ma anche nello sconforto di chi vede tutta la propria vita in disordine: gli articoli scritti per il Mattino, le foto di Di Giacomo o della Serao, i documenti autografati di Fante, di Rea, di De Luca, Ramondino, Compagnone, erano tutti lì gettati alla rinfusa sul pavimento. Ora avrò difficoltà a rimettere in ordine, a ridare senso a quel flusso di immagini e di suggestioni che attraversa la vita di un libraio, di un editore che accetta anche di fare il garzone di se stesso, pur di rimanere legato a questi valori». Mastica amaro Raimondo Di Maio, titolare di Dante & Descartes, in via Mezzocannone, dopo la razzia subita per mano di una banda di malviventi. Sabato mattina, Di Maio ha aperto la porta del negozio con la propria chiave e si è trovato di fronte all'incubo di ogni libraio: tutto in disordine, a cominciare dalla biblioteca Lillipuziana, rara collezione di libri di piccole dimensioni che riconducono alla moda di fine Ottocento diffusa a Napoli e in altre capitali europee. Hanno usato una chiave universale (non c'erano segni di effrazione), hanno agito a luci spente, approfittando anche del silenzio che si è impossessato di via Mezzocannone e della zona universitaria nelle ultime settimane. Hanno trovato delle monete, poi delle banconote, finanche un assegno. Bottino di 300 euro, poca roba per una banda composta almeno da tre o quattro malviventi. Indaga la polizia, si parte dalle immagini di una telecamera che copre via Mezzocannone e che potrebbe aver inquadrato l'incursione o la fuga dei ladri.

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Non è il primo colpo messo a segno nella zona. Dieci giorni fa, sono entrati in azione in una rosticceria, sempre in via Mezzocannone. Finito il grande afflusso di turisti dei mesi pre covid, la zona è finita in un pericoloso stato di isolamento. Specie nelle ore notturne, specie per alcune attività che non sono protette da sistemi di sorveglianza o da altre forme di ostacoli e dissuasori. Spiega Raimondo Di Maio: «Ho impiegato una vita a catalogare opere di immenso valore storico e culturale, se avessero portato via anche uno solo dei miei libri sarebbe stato un danno indelebile. Non hanno intuito anche il possibile ritorno economico dei libri che ho catalogato in questi anni, mi riferisco in particolare alla biblioteca Lillipuziana, che assegnò a Napoli un primato europeo, mi riferisco a testi che mezzo mondo mi invidia. Ora li ho messi al sicuro, resta la desolazione per il modo in cui hanno scaraventato tutto a terra in una sorta di centrifuga impazzita. Ora mi sento spossato anche da un punto di vista fisico, è come se avessi subito un'aggressione».
 


Un antico presidio nel cuore del quartiere universitario, un uomo ferito per la profanazione di venerdì notte (raccontata a mezzo social, come pubblicato ieri da Repubblica), mentre Dante & Descartes resta un faro proprio in questo periodo di rinascita post virus: «Mio figlio Giancarlo gestisce la libreria in piazza del Gesù, mentre sto per dare alle stampe un libro di Domenico Rea». Una bozza (fortunatamente già licenziata) è stata trovata a terra, assieme a foto e ricordi di una vita, usurpati da parte di chi è «affamato di niente e rincorre pochi spiccioli per poter comprare un paio di scarpe griffate». 

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