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Truffa sui lavori dell'ecobonus, ecco i nomi dei manager indagati a Napoli

Martedì 1 Marzo 2022 di Leandro Del Gaudio
Truffa sui lavori dell'ecobonus, ecco i nomi dei manager indagati a Napoli

C’è chi ha notato nel proprio cassetto fiscale fatture per decine di migliaia di euro, per lavori di cui ignorava l’esistenza. C’è chi è stato chiamato dalla guardia di finanza a dare spiegazioni per la ristrutturazione del proprio condominio nel quale non erano stati allestiti neppure ponteggi o macchinari. C’è chi ha ricordato di aver chiesto informazioni in materia di ecobonus, ritrovandosi titolare di attività di manutenzione di cui ignorava anche l’esistenza. È questo il contenuto delle denunce di una decina di cittadini - per lo più del Veneto - che hanno dato il via a uno dei filoni d’inchiesta sull’ecobonus, il finanziamento dello Stato (al 110 per cento) per efficientamento energetico e cappotto termico previsto dal 2020 come manovra economica per risollevare l’economia negli anni segnati dalla crisi finanziaria imposta dal Covid. Pochi mesi fa il primo blitz della guardia di Finanza, qualche giorno fa invece i sigilli: sequestrati conti correnti a carico di manager e liberi professionisti, ritenuti responsabili - a vario titolo - di una truffa da 110milioni di euro. Tra pochi giorni, tocca al gip Ceppaluni prendere in esame la richiesta della Procura, al termine della prima fase investigativa. 

Inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al lavoro i pm Cristina Ribera e Daniela Varone, chiara l’ipotesi da verificare: tra il 2020 e il 2021, un gruppo di professionisti avrebbe acquisito crediti di imposta poi venduti alle banche, per attività ritenute sospette se non addirittura fantasma. Si parte da una nota dell’Agenzia delle entrate, in un fascicolo che si arricchisce delle denunce di privati contribuenti, che hanno spiegato ai finanzieri la propria sorpresa nel vedersi intestate fatturazioni (intorno ai 60mila euro) per attività di restauro di cui non erano al corrente. Diversa è la versione dei soggetti coinvolti, che si dicono pronti a dimostrare la correttezza della professione svolta, in una vicenda che va raccontata a partire da una premessa: blitz e sequestri non vanno intesi come una sentenza di condanna, ma come un mezzo di verifica delle ipotesi battute, di fronte al sacrosanto principio di innocenza dei rispettivi indagati.

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Ma cosa ha spinto la Procura di Napoli a firmare un sequestro per equivalente che rischia di paralizzare il lavoro di decine di professionisti? Si parte dalle attività di un colosso nel campo della consulenza - il consorzio Sgai, con sede in viale Gramsci - e dal lavoro di commercialisti, ingegneri, ma anche di intermediari, che avrebbero promosso le attività legate all’ecobonus 110. Per la Procura avrebbero acquistato crediti di imposta da singoli contribuenti, per rivenderle alle banche, grazie a documenti posticci. Avrebbero attestato degli “avanzamenti di lavori” che sulla carta autorizzavano di incassare il 30 o il 40 per cento di un progetto finanziato dall’ecobonus, anche se in realtà i cantieri non erano stati ancora allestiti. Possibile? In questo scenario, la Procura ipotizza l’accusa di associazione a delinquere a carico di posizioni diverse. 

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Proviamo a usare il bisturi: si va dalla figura di Roberto Galloro, presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio Sgai, cui veniva affidato l’appalto delle opere, la loro progettazione e attraverso il quale venivano emesse fatturre relative ai lavori. Ma al vaglio della Procura ci sono anche - quali intermediari - Angelo Fava, Roberto Taroni e Nicola Zuin - indicati come coloro che «promuovevano la sottoscrizione da parte di ignari contribuenti di contratti di appalto di lavori rientranti nella disciplina del cosiddetto Decreto di rilancio; ma anche i professionisti Luigi Angelino, Amodio D’Agostino, Michelangelo D’Andrea, Antonio Di Maggio, Mariano Fava, Pietro Guarino, Bruno Mazzatenta, Daniele Musaico, Rosario Muselli, Daniela Puzio, Paolo Sepe, Vincenzo Sperandeo, quali «professionisti abilitati che rilasciavano l’asseverazione prevista dalla legge al termine dei lavori o per lo stato di avanzamento degli stessi, ai fini dell’attestazione dei requisiti tecnici sulla base del progetto predisposto della effettiva realizzazione dell’intervento»; Gennaro Cozzolino e Gianluca Biondi, altri due professionisti intervenuti in alcuni progetti attenzionati dalla Finanza per il visto di conformità. Non risulta invece indagato per associazione per delinquere e truffa il solo Antonio Muro, attuale amministratore del consorzio, che risponde di reimpiego di denaro ritenuto sospetto attraverso l’esecuzione di «lavori presso un numero consistente di cantieri».
 

Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA