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Le armi del clan nei pannolini per neonati: si spostavano così da un covo all'altro

Sabato 13 Febbraio 2016 di Francesco Ferrigno
Le armi del clan nei pannolini per neonati: si spostavano così da un covo all'altro

 CASTELLAMMARE DI STABIA. Pistole pronte a sparare, tanto che i caricatori erano già inseriti. Avvolte nei pannolini per neonati. In un sottotetto di uno stabile abitato da pregiudicati che le autorità definiscono “soggetti d’interesse operativo”. Nel cuore della città, nel rione “Santa Caterina” di Castellammare.
A scoprirlo sono stati i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia stabiese, guidati dal capitano Carlo Santarpia, che hanno ispezionato palmo a palmo i dodici appartamenti più le aree di pertinenza del condominio.

Diversi i dati che non sono sfuggiti agli inquirenti, da alcuni giorni alla caccia di armi e droga. Una forma di prevenzione e di repressione laddove gli ambienti criminali sono in subbuglio, ed è altissima la tensione nelle zone sotto il controllo del clan camorristico dei “D’Alessandro” a Castellammare. La cui roccaforte si trova nel quartiere “Scanzano”, lontano dal centro storico, ma l’area dove si trova lo stabile è stata conquistata molti anni fa dalla cosca con il piombo e con il sangue.

I D’Alessandro si stanno riarmando dopo i colpi inferti dalle autorità tra il 2009 e il 2011 e, nonostante le collaborazioni con l’autorità giudiziaria di alcuni elementi di spicco, continuerebbero nella gestione delle attività illecite, come ha confermato la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) pochi giorni fa.
“Dietro” quelle armi c’è il controllo sul racket, sul narcotraffico (autorizzato dai vertici solamente lontano da Scanzano), ci sono rapine ed altro. C’è un altro dato che non è sfuggito ai carabinieri, ovvero il motivo per cui le pistole erano avvolte nei pannolini: per essere trasportate con facilità da un covo all’altro. Magari nell’insospettabile necessaire di un neonato: invisibili ma pronte all’uso. Forse stavano per essere spostate, forse era già accaduto ed è così che le armi sono finite avvolte nei pannolini nel sottotetto dell’edificio, dove sono di tutti e di nessuno, a distanza di sicurezza dagli appartamenti riconducibili ai soli occupanti.

Le armi, poste sotto sequestro, saranno inviate al Raggruppamento Investigazioni Scientifiche dei carabinieri (Racis) di Roma, per verificare il loro eventuale impiego in fatti di sangue o intimidazione. Tra di esse, una pistola in particolare ha richiamato l’attenzione dei militari. Nel sottotetto sono stati rinvenuti, oltre a decine di cartucce, un fucile ad aria compressa, una “Glock”, una “Beretta 7,65” e una “Luger” con matricola abrasa. Si tratta di un modello un tempo considerato “da guerra”, negli anni sempre presente nell’arsenale del clan D’Alessandro. È un’arma di fabbricazione cecoslovacca: probabilmente una delle ultime di una vecchia partita proveniente dall’est Europa, dove resta fortissima l’influenza della camorra stabiese.
Infine, c’è il fattore del territorio. È proprio tra lo stretto dedalo di strade nel cuore della città che si è consumato nel 2012 uno degli ultimi agguati contro un uomo ritenuto vicino al clan per vincoli di parentela, che fu gambizzato. Gli inquirenti in quel caso individuarono i colpevoli in giovani e giovanissimi appartenenti ad un gruppo criminale rivale. Le forze dell’ordine monitorano da tempo la situazione nel centro antico dove è nato o meglio risorto, sulle ceneri della vecchia criminalità, un gruppo dedito soprattutto ai narcotraffici. Si tratta di ragazzi che stanno assumendo il ruolo di protagonisti nelle recenti informative e che avrebbero creato un “sistema” con più capi allo stesso livello e tantissimi sottoposti: corrieri, pusher e vedette. I militari hanno così ampliando un fascicolo d’inchiesta che interessa, oltre che la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, anche la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli.

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