Ricomincia la faida della droga
la vendetta dei clan contro Lo Russo

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di Giuseppe Crimaldi

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Una vendetta per un vecchio conto sospeso. Un odio atavico, viscerale. Le regole della camorra non perdonano: e quando si finisce nella lista nera di un nemico, la sentenza di morte può anche tardare, ma nove su dieci arriva sempre. Il nome di Giuseppe Guazzo era finito da tempo nella black list dei rivali storici del clan Lo Russo, che peraltro non sono pochi: è questa la chiave di interpretazione che in queste ore i carabinieri privilegiano per decifrare l'omicidio del pregiudicato 38enne assassinato a Chiaiano sull'uscio di casa, in via Cupa Spinelli, una delle roccaforti dei «Capitoni».

Il mandato dei killer era preciso: non dovevano fallire, e loro hanno portato a termine con spietata freddezza la missione. L'omicidio riapre così anche il fronte di violenza che interessa la periferia nord della città, quella che va da Miano a Chiaiano, fino a Secondigliano. Un'area ad altissima densità criminale nella quale - soprattutto dopo il ridimensionamento imposto al gruppo dei Lo Russo dal pentimento dei suoi boss e dalle operazioni di polizia giudiziaria - c'è chi sgomita, cercando di occupare gli spazi vuoti. La posta in gioco è, ancora una volta, molto alta: chi vince, chi riesce ad affermarsi prendendo magari il posto dei Lo Russo si prende tutto: cioè assume il comando delle piazze dello spaccio di droga.
 
 

È proprio in quest'ottica che va letto l'omicidio di Guazzo. A decidere la sua condanna a morte potrebbero essere stati insomma quei clan, vecchi e nuovi, che vogliono approfittare del caos interno ai «Capitoni». A cominciare dai Licciardi, nemici storici e giurati del Lo Russo. Ma ombre e sospetti si addensano anche sulla cosca dei giovanissimi criminali del Rione don Guanella: i Mallo. Sono i ragazzi delle «stese», quelli con le pistole in mano che per mesi hanno terrorizzato i quartieri dell'area nord sparando di notte e di giorno, puntando la canna delle pistole contro i balconi e i palazzi dei nemici. Sono quelli alla cui testa si era messo Walter Mallo, oggi in galera ma - raccontano le informative della Squadra mobile e del Nucleo investigativo dell'Arma - ancora capace di poter orchestrare e dirigere un gruppetto di violenti e spietati, pronti a tutto. Di questo gruppo emergente sono rimasti in libertà almeno tre-quattro persone abili nell'uso delle armi e pronti a tutto. Forse anche ad uccidere.

Ipotesi che sono al vaglio dei militari del comando provinciale dell'Arma diretta dal colonnello Ubaldo Del Monaco. Si segue anche un'altra traccia: dalle dichiarazioni di un pentito dei Lo Russo, da una intercettazione telefonica in possesso della Direzione distrettuale antimafia e da una informativa della Squadra mobile emerge che un parente di Giuseppe Guazzo avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco che mesi fa tentò di uccidere lo stesso Walter Mallo. Di qui l'ipotesi della vendetta.
 
Sabato 17 Settembre 2016, 09:46 - Ultimo aggiornamento: 17-09-2016 14:29


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