Le mamme coraggio di Napoli:
«Salvate i nostri figli dai pusher»

Mercoledì 14 Agosto 2019 di Leandro Del Gaudio

Sono state due lettere anonime a dare inizio alle indagini culminate nel blitz dello scorso maggio contro il clan Cutolo. Le hanno scritte donne e uomini che abitano al rione Traiano, cittadini onesti (la maggioranza nella zona), che si trovano a convivere con una enorme piazza di spaccio a cielo aperto, tra pusher, vedette, zombie e covi in cui nascondere armi e droga. Donne e uomini che hanno scritto - ovviamente in via anonima ai carabinieri - nel timore di vedere i propri figli cadere nella trama dello spaccio, anche solo come semplici fruitori di dosi di erba e di cocaina che rappresentano il motore dell'economia criminale organizzata dai clan di rione Traiano.

 

C'è anche questo nelle migliaia di pagine dell'inchiesta a carico di Salvatore Cutolo (boss noto come borotalco, detenuto dal 2007), culminata negli arresti - tra gli altri - del figlio Vincenzo, ritenuto esponente di un sistema di piazze di spaccio simile a quello di Scampia dello scorso decennio. Qualche dato, alla luce delle verifiche più recenti: solo il clan Cutolo controlla nove piazze di spaccio di cocaina, che producono incassi per 18mila euro al giorno (mentre le altre piazze sono assegnate ai Puccinelli, ndr).

Stesse cifre, per quanto riguarda la gestione dei traffici di erba (la droga dello spinello), con un via vai di «clienti» ininterrotto, che inizia alle sette del mattino e finisce nelle ore notturne del giorno dopo. Un «narcorione» che ha spinto le donne a chiedere aiuto. Madri terrorizzate per il futuro dei propri figli, che battono su un punto in particolare: sappiamo che voi ci siete, li arrestate, ma le piazze di spaccio si riformano, come è accaduto anche negli anni scorsi.
Inchiesta condotta dai pm Giuliano Caputo e Francesco De Falco (quest'ultimo titolare anche delle indagini che hanno smantellato le cosiddette paranze di giovanissimi a Forcella), sotto il coordinamento del capo della Dda di Napoli Giuseppe Borrelli, ecco il testo delle lettere finito agli atti del fascicolo.
LETTERA/1
«Sono una mamma a scrivere, abito in via Marco Aurelio, dove c'è la piazza di spaccio dei Cutolo... voi carabinieri non potere credere il bordello che si fa qua giù ogni giorno... vendono droga a centinaia di persone e si stanno rovinando anche i nostri figli, che perdono la testa. Fate qualcosa».
LETTERA/2
«Siamo persone del rione Traiano... c'è una piazza di erba giù alla 44 (via Marco Aurelio) vendono dalle sette del mattino fino alle quattro del pomeriggio (primo turno), poi fino a tarda notte (secondo turno)... cari carabinieri state facendo tanto per distruggere il clan Cutolo, solo che appena voi andate via ricomincia tutto di nuovo... vendono più di 5-600 pezzi al giorno».
Uno scenario rovente, sempre attuale, che spinge gli inquirenti a tenere alta l'attenzione su uno spaccato di economia criminale ritenuto ben inserito nel contesto cittadino. Ha spiegato un collaboratore di giustizia: «Qui al rione Traiano, vengono a prendere la cocaina quelli che abitano a Posillipo e al Vomero. Scendono da noi. I clan si sono divisi le piazze, una volta ho aiutato Vincenzo Cutolo a contare i soldi: un'operazione che avviene ogni sabato, soldi ammassati, non finivano più».
Ma a rendere tutto tanto attuale sono le dichiarazioni rese in questi giorni dal genero di Vincenzo Cutolo, l'ex reggente del clan. Si chiama Gennaro Carra, da un mese ha deciso di collaborare con la giustizia. Ha ottenuto il programma di protezione ed è ritenuto un pentito affidabile. In questi giorni, i carabinieri stanno mettendo a segno una serie di blitz mirati a caccia di armi e covi usati dai Cutolo, mentre verifiche vanno avanti nel pieno del caldo d'agosto per dare un colpo definitivo alla camorra di Napoli ovest. Caccia ai soldi, al riciclaggio, alle grandi operazioni imprenditoriali messe a segno a Napoli, dove sarebbero finiti i soldi della droga. Anzi: quei soldi ricavati dal sistema delle piazze di spaccio, che tanto terrorizza le persone oneste - la maggioranza -, come le mamme del quartiere che affidano ai carabinieri la paura per il futuro dei figli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 12:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA