Napoli, lo strano hobby di Xenia: «Raccolgo e conservo i ricordi di persone sconosciute»

Xenia con la sua scatola piena di ricordi di persone sconosciute
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di Gennaro Morra

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Di particolare Xenia non ha solo il nome, ma anche un hobby che coltiva da molto tempo. Infatti, è dall’età di 15 anni che la ragazza ormai 30enne conserva in una scatola biglietti, fotografie e cianfrusaglie varie trovati per strada, mentre cammina a piedi per le vie di Napoli ma non solo. Così oggi si ritrova una vasta collezione di ricordi che non le appartengono e che racconta le vite di altri, sconosciuti che, volutamente o per sbadataggine, smarriscono pezzi della loro “memoria fisica”. E in un’epoca in cui messaggi e immagini viaggiano su internet in formato digitale, la scatola di Xenia sembra contenere reperti storici, cimeli da custodire gelosamente anche solo per tenere testimonianza di ciò che eravamo fino a qualche decennio fa. E poi c’è pure chi ancora oggi si ostina a scrivere su un pezzo di carta un messaggio importante o a chiamare da una cabina telefonica, rinunciando allo smartphone e ai social network.
 
 


«È cominciato tutto con una lettera trovata per strada, cosa che mi capita spesso, perché io tendo a camminare a testa bassa – racconta Xenia –. Allora avevo 15 anni e quella lettera era datata 1988, un anno prima che nascessi io. E mi fece strano avere tra le mani una lettera scritta prima che venissi al mondo, poter leggere quei pensieri che qualcuno aveva dedicato a un altro in un tempo così lontano. La conservai solo per quello». Il secondo pezzo della collezione lo trova qualche anno più tardi: «Ricordo che allora lavoravo, quindi ero già grandicella – dice –. Per strada trovai la foto di una sposa e a me piacciono molto le spose. Perciò la misi in borsa per guardarla meglio in un secondo momento. E dopo l’ho tenuta perché mi dispiaceva buttare via una fotografia».
 
Così nasce l’idea di mettere in una scatola quello che trova: «Ovviamente, non raccolgo tutte le schifezze che mi capitano davanti, solo cose che mi colpiscono, come foto, lettere, bigliettini. Ogni cosa che può essere legata a un ricordo – spiega –. Per esempio ho un biglietto a cui doveva essere stato allegato un buono per un paio di scarpe, regalo di Natale di due genitori per il loro figlio, Manlio. E siccome le scarpe sono una mia passione, mi sono chiesta perché Manlio avesse buttato un augurio così bello». Ma nella stravagante collezione di Xenia, che lavora come speaker in una radio, molti pezzi raccontano di amori felici o finiti: «La maggior parte li ho trovati a Napoli e zone limitrofe, ma per esempio ho un biglietto, di quelli che si accompagnano ai fiori, scritto da Giancarlo per la sua donna. E quello lo trovai a Sorrento – ricorda –. Invece, a Napoli, in piazza Trieste e Trento, mentre aspettavo un bus adocchiai un’altra foto di una sposa, ma questa è tagliata, come se fosse stata strappata via la metà in cui c’era il marito. Nella fotografia lei sorride e avrei voluto conoscerla, chiederle il motivo di quell’immagine strappa».
 
Xenia scava nella sua scatola, su cui ha scritto “Le cose che ho trovato – Le vite degli altri”, e su ogni cimelio che tira fuori ci si può ricamare su una trama più o meno intrigante: «C’è un biglietto che mi colpì molto quando lo trovai, perché c’era una molletta per stendere i panni attaccata sopra, evidentemente era stato lanciato da un balcone – racconta –. E sopra c’è scritto “Ti chiamo domani dalla cabina. Ti amo”. Un biglietto che sembra provenire da un’altra epoca, invece l’ho trovato di recente. Perciò mi ha fatto pensare a una storia segreta di cui non si deve lasciare traccia sui cellulari».
 
Ma in quel piccolo contenitore di ricordi c’è spazio anche per fototessere, bigliettini da visita, ricette mediche, tutte cose che non hanno un valore economico: «Mi capita di trovare anche quelle, ma cellulari, portafogli e altri oggetti di valore li ho sempre restituiti – afferma Xenia –. Mi è rimasto, però, un piccolo portaritratti a forma di cuore che si apre e dentro c’è incisa una data e la foto di una donna che molto probabilmente non c’è più. Quello lo trovai a Pozzuoli, nell’interstizio tra due sampietrini, e ho cercato di rintracciare il legittimo proprietario, anche pubblicando un appello su un gruppo Facebook, ma senza successo. Mi piacerebbe molto poterlo ridare a un parente della donna nella foto, ma sono pronta a restituire anche tutte le altre cose a chi le ha perse. È un peccato buttare via i ricordi, io li custodisco per loro. E se qualcuno li rivuole, sono nella mia scatola».
Giovedì 10 Ottobre 2019, 11:58 - Ultimo aggiornamento: 10-10-2019 12:44
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