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A Napoli locali, auto e case:
sequestro milionario al boss Zazo

Venerdì 14 Ottobre 2016 di Nico Falco
A Napoli locali, auto e case: sequestro milionario al boss Zazo
Locali commerciali, appartamenti, veicoli e quote societarie, tutto frutto del reimpiego delle attività illegali, prima fra queste il traffico di droga. Vale circa tre milioni di euro la spallata che le forze dell'ordine hanno inferto a Salvatore Zazo, cinquantanove anni, ritenuto dagli inquirenti a capo dell'omonimo clan attivo a Fuorigrotta. L'uomo, attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano, sta scontando una condanna definitiva per associazione finalizzata al traffico di droga ed è ancora in corso un altro procedimento che lo vede imputato per associazione di stampo camorristico.

Zazo era stato arrestato nel gennaio 2009 a Barcellona dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Napoli in collaborazione con la Guardia Civil spagnola, dopo un periodo di latitanza, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel novembre precedente dal Tribunale di Napoli. Secondo gli investigatori la carriera criminale di Zazo inizia negli anni ottanta quando, forte di una parentela col boss Vincenzo Mazzarella, si mette a capo di un manipolo criminale specializzato nel traffico di stupefacenti e nelle estorsioni. Negli anni la sua caratura criminale cresce e il gruppo che dirige, pur restando una costola del clan originario, diventa sempre più influente e indipendente. L'affare più redditizio resta quello del narcotraffico che, si legge in alcune sentenze, il cinquantanovenne riesce a gestire contando su propri canali di approvvigionamento direttamente dal Sud America, facendo arrivare in Campania grossi carichi di eroina e cocaina dalla Colombia e dal Perù. Malgrado la detenzione, per la magistratura il clan Zazo è una realtà ancora attiva, che insiste sul quartiere della zona occidentale della città e si contrappone agli altri gruppi criminali che imperversano nella stessa area, tra i quali il clan Bianco.

I beni sequestrati a Zazo con l'ultima operazione sono stati individuati tramite una complessa attività di indagine patrimoniale, sfociata nella misura di sequestro emessa dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale partenopeo ed eseguita dalla Divisione Anticrimine della Questura di Napoli. Tra i beni finiti sotto sequestro ci sono quattro magazzini di circa venticinque metri quadrati in via Giacomo Leopardi, un magazzino di quaranta metri quadrati in via Campegna, un appartamento di 10 vani e 160 metri quadrati, con attico e tavernetta, in via Tiberio, una Smart Fortwo Coupè e una motocicletta Mv Agusta Brutale 800 Dragster e quindici conti correnti. Il provvedimento riguarda anche i patrimoni aziendali e le quote societarie di diverse società: la Ecotecno service srl, con sede legale in via Tiberio, attiva nei settori della riparazione meccanica e motoristica e nella ristorazione; la Ines Bar, con sede in via Campegna, che si occupa della gestione di locali con somministrazione di bevande e alcolici; la Euro Women Services, situata in via Tiberio, attraverso cui veniva gestito il bar Pikachu, a piazzale Tecchio. Infine, sono state sequestrate le quote societarie della Euroimpresa, con sede legale in piazzale Tecchio, attiva come autorimessa con parcheggio annesso, e della La Rosa dei Venti srl, con sede legale in via Ripuaria, a Giugliano, che lavora nel settore rimessaggio ed assistenza di imbarcazioni. Secondo gli inquirenti tutti i beni, intestati direttamente a Salvatore Zazo o ai suoi familiari, sarebbero stati acquisiti utilizzando il denaro proveniente dalle attività illecite gestite dal gruppo criminale.