Lockdown in Campania, ecco perché: sanità vicina al collasso, uno tsunami ha travolto tracciamento e ospedali

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Ettore Mautone

Quali sono le condizioni che hanno spinto De Luca a pensare a un lockdown totale già da lunedì. L’epidemia è fuori controllo (e dai dati che giungono da Roma con il report settimanale del Comitato tecnico scientifico non è la sola regione sotto scacco di Sars-Cov-2) per il profilo esponenziale assunto dai contagi. Tutti i parametri di monitoraggio in Campania hanno un andamento negativo. Il primo tra questi è l’indice di infettività Rt, ossia il numero di nuovi casi generato da ciascun contagiato nell’arco di due settimane. Così diventa insostenibile per la rete sanitaria la quota di pazienti che dalla massa dei positivi emerge con sintomi richiedendo terapie a casa o in ospedale. L’Oms ritiene che da 1,5 a 2 si debba correre ai ripari con le chiusure. La Campania ormai sfiora da giorni il valore massimo nonostante il sistema di calcolo dell’Istituto superiore di sanità lo mitiga (per tutte le regioni) al ribasso basandosi sull’indice di ospedalizzazione. Allarmante infine il rapporto tra i positivi al virus rispetto ai test effettuati che ha raggiunto una quota del 18 per cento. 

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In Campania gli attualmente positivi al Covid-19 sono ormai quasi 26 mila di cui ben 14.295 negli ultimi 10 giorni con una media di oltre 1400 al giorno. Si tratta di una impennata senza precedenti. In queste condizioni tutto il complesso lavoro di tracciamento da parte dei dipartimenti di prevenzione delle Asl è pressoché travolto. Un argine saltato non più efficace a limitare l’esplosione di nuovi focolai che avvengono quotidianamente in modalità non più facilmente ricostruibili. Il tempo è una variabile fondamentale per sbarrare il passo alla frenesia replicativa del virus: un nuovo positivo viene scoperto con ritardo e dunque ha il tempo di incubare il contagio tra gli amici, sul lavoro e soprattutto in famiglia. Anche chi viene individuato positivo e messo in quarantena in mancanza di spazi adeguati finisce per “impiastricciare” col virus tutti i congiunti impregnando i luoghi di soggiorno. La tardiva attivazione di Alberghi Covid a bassa intensità assistenziale ha finito per intasare anche gli ospedali dove ci sono decine di persone da dimettere ma ancora positive. 

 

Anche il sistema dei tamponi mirati è una trincea ormai persa: il sistema non ha retto a lungo all’ondata di piena dei rientri dai viaggi prima e alla tumultuosa diffusione dei contagi dopo, finendo per smarrire il filo che congiunge un caso indice con i suoi contatti stretti. Né l’incremento dei tamponi ottenuto con la liberalizzazione dei test ai centri privati ha garantito il tempestivo isolamento dei positivi. Ogni sforzo per ridurre i tempi di accesso e di esito dei tamponi si è infranto sullo scoglio delle migliaia di richieste giornaliere in un sistema che progressivamente è andato in corto circuito. La debolezza storica in Campania, della medicina del territorio, logorata dagli anni del commissariamento ha mostrato il fianco alla forza di penetrazione di Covid 19. Col crescere dei contagi molti dei pazienti sintomatici, con segni iniziali dell’infezione, non hanno più potuto essere accolti in ospedale e oggi sono a casa in attesa dell’evoluzione della malattia seguendo un protocollo di cura che sebbene di recente affinato dall’Unità di crisi non è riuscito ancora a standardizzare con precisione chi debba prendere in carico il paziente. I Covid team da costituire tra medicina di famiglia e specialistica ambulatoriale e l’aiuto di strumenti di monitoraggio sono attivi in ordine sparso. 

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Infine gli ospedali: dal bollettino di ieri emerge che tra i 2.280 nuovi contagiati 100 presentano sintomi evidenti dell’infezione mentre 2.180 sono asintomatici. Al momento sono 98 i pazienti in terapia intensiva su 227 posti complessivi teoricamente disponibili. Una buona parte di queste unità è in fase di allestimento o al palo per la carenza di personale specialistico. Si contano 1.090 pazienti ricoverati negli ospedali, tutti con polmonite, a fronte di soli 24 posti disponibili sul totale di 1.114. Il Piano di potenziamento programmato una settimana fa che doveva portare entro 48 ore all’apertura  di centinaia di posti per arrivare a quota 1.651 si è rivelato più complesso del previsto: mancano all’appello circa 300 posti.
 

Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 00:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA