Lockdown a Napoli, nasce «Racconta food»: la voce dei ristoratori viaggia col delivery

Martedì 17 Novembre 2020 di Gennaro Morra
Enrico e Carlo Alberto Lombardi mostrano una pizza con il code - QR

Lo chiamano lockdown leggero, perché rispetto a quello attuato in primavera, quando tutta l’Italia si era completamente fermata, a eccezione dei servizi essenziali, stavolta il blocco riguarda solo alcune regioni. E anche all’interno di queste zone rosse, dove il Covid-19 si diffonde più velocemente, a diverse attività commerciali è stato concesso di restare aperte, anche se con molte limitazioni. È il caso del comparto ristorazione, che può continuare a lavorare ma senza la possibilità di accogliere i clienti nei locali. E allora si punta sull’asporto e sulla consegna a domicilio, il delivery, che negli ultimi tempi si è imposto prepotentemente tra il pubblico, facilitato dalla possibilità di gestire l’ordinazione dal proprio smartphone o pc.

Ma se il delivery rende più semplice ordinare e ricevere a casa un pranzo o una cena, scegliendo tra decine di pub, ristoranti e pizzerie presenti nei dintorni, è anche vero che elimina del tutto il rapporto tra ristoratori e clienti. Gli avventori non hanno più il piacere di scoprire un posto nuovo o ritrovarsi in un luogo a cui sono affezionati, magari scambiando due chiacchiere con chi gli ha preparato la pizza o quel piatto di fusilli che hanno tanto apprezzato. Gli stessi chef e pizzaioli non possono più fare gli onori di casa, raccontare il proprio lavoro o com’è nata quella nuova pizza o quella pietanza di loro invenzione.

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Proprio per colmare questo vuoto è nato Racconta food, un’idea della giornalista napoletana Valentina Castellano, che vuole portare a casa delle persone, insieme alle pizze e alle pietanze ordinate, anche la voce dei ristoratori. Si tratta di un adesivo su cui c’è stampato un codice QR, attaccato all’involucro di ciò che si è ordinato, che, una volta inquadrato con lo smartphone, farà partire l’audio dello chef o del pizzaiolo, ma potrebbe essere anche un pasticcere o un gelataio, che saluterà il cliente, gli spiegherà quello che sta per mangiare e magari gli augurerà di tornare presto a occupare fisicamente un tavolo nel suo locale.

Tra i primi a sposare questa idea, sviluppata tecnologicamente dalla Wip Lab, sono stati i cugini Lombardi, titolari dell’omonima pizzeria: «Se il cliente deve restare a casa, abbiamo deciso di portare un pezzo di noi, della nostra storia, insieme alla consegna a domicilio – spiega Enrico, che con il cugino Carlo Alberto gestisce lo storico locale presente a via Foria dal 1892 –. Così sui cartoni delle pizze verranno attaccati degli adesivi con Qr - code che una volta scaricati sui propri cellulari permetteranno di ascoltare dei nostri audio, con le nostre voci, in cui salutiamo il cliente, spieghiamo la pizza, gli auguriamo buon appetito».

«Ci manca il rapporto diretto, quello fatto di racconti, di storie, di confronti – confessa Carlo Alberto –. Ma non ci fermiamo e la tecnologia ci dà una mano. Per questa prima fase abbiamo già registrato dieci audio per altrettante pizze, tra quelle storiche e le nuove proposte». Ed è con questa idea che ora chi ordina una pizza dai Lombardi, una volta aperto il cartone della pizza, potrà ascoltare la voce di Enrico, quinta generazione di piazzaioli, che spiega come nasce la “pizza figone" o la “Don Enrico”, quella dedicata al nonno, o gli ingredienti del ripieno al forno, o quelli della “Starace": «Non rinunciamo al cuore del nostro lavoro, che è il rapporto con i nostri clienti – dice Enrico –. Vogliamo che sappiano che noi ci siamo. E la nostra voce, il nostro racconto, siamo certi abbatterà le distanze. Nell’attesa che questo momento passi, creiamo un’alternativa, una possibilità per non perdere di vista ciò che veramente conta: restare umani e vicini».

Ultimo aggiornamento: 20:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA