Napoli, Luca morto dopo il sushi; la difesa del ristorante: «Non è stata colpa nostra»

Martedì 14 Dicembre 2021 di Gennaro Di Biase
Napoli, Luca morto dopo il sushi; la difesa del ristorante: «Non è stata colpa nostra»

Il 23 novembre il pasto “giappo” con tre amiche. Il 2 dicembre la morte, dopo un calvario fatto di problemi intestinali e febbre alta. Fa ancora male, al Vomero, la scomparsa di Luca Piscopo, 15enne, studente modello al Pansini. Voci dimesse e conversazioni piene di dolore all’esterno della scuola, tra i compagni di liceo. Poche invece le parole da parte dei dipendenti del sushi restaurant nel cuore della zona collinare partenopea coinvolto nell’inchiesta aperta dalla procura per omicidio colposo e visitato dai Nas nei giorni scorsi.

Ieri a pranzo il locale era regolarmente aperto e serviva clienti ai tavoli. Nell’attesa degli esiti delle verifiche disposte sul corpo del ragazzo, prosegue il lavoro dei pm Luigi Landolfi e Federica D’Amodio. Il fascicolo al momento vede due iscritti nel registro degli indagati: il titolare cinese del ristorante vomerese e il medico che aveva somministrato a Luca una terapia farmacologica contro un’eventuale infezione. 

In questi giorni i pm hanno mandato i militari dei Nas a verificare il ristorante: lo stato di conservazione degli alimenti, l’abbattitore, le condizioni sanitarie. Dopo le ispezioni, le autorità non hanno, finora, disposto la chiusura del locale. Ma l’inchiesta continua anche su un altro fronte. Fondamentali, per le indagini, risultano al momento le testimonianze delle tre amiche di Luca che hanno partecipato al tragico ultimo pranzo dell’adolescente, tifosissimo del Napoli e «in ottime condizioni di salute, sportivo e salutista», secondo Marianna Borrelli, la penalista che assiste la famiglia Piscopo. 

Da quanto emerge sui colloqui delle amiche di Luca con i magistrati, due delle tre ragazze si sarebbero ammalate, probabilmente per salmonella, in seguito al pasto. Racconti che sono in questo momento al vaglio degli inquirenti, che ne stanno verificando l’autenticità. Altro elemento cruciale per l’inchiesta è quello atteso sempre nelle prossime ore: il parere dei medici riguardante l’esito delle verifiche sul corpo di Luca, disposte per accertare il motivo della sua morte ed, eventualmente, comprendere con esattezza quale sia stato il batterio killer che potrebbe aver innescato la tragedia. 

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Sono decine i locali di food asiatico crudo nella zona collinare. E sono in crescita esponenziale negli ultimi mesi. Un vero e proprio boom di Poke bar (il nuovo piatto hawaiano a base di riso e pesce crudo), Sushi bar, Take Away, Noodles, cucina cinese: tutti nuovissimi e quasi tutti con un giro d’affari solido e rigoglioso. Ristoranti orientali per tutte le tasche, insomma, con formule All you can eat a prezzi contenuti (intorno ai 25 euro per mangiare tutto quello che entra nello stomaco).

Intorno al locale coinvolto nell’inchiesta della Procura c’è un silenzio particolare. Un dipendente dall’accento cinese ci accoglie con un sorriso cortese. «Volete accomodarvi?», chiede indicando il tavolo dove siedono e chiacchierano spensierate, tra un boccone e l’altro, due clienti sulla cinquantina che probabilmente non hanno idea dell’indagine in corso. Nulla lascia pensare alla tragedia di Luca. «Il ragazzo che è morto? – si affretta a spiegare il dipendente, dopo la nostra domanda – Preferiamo non parlare, fino a che il tribunale non chiarisce le cose. In ogni caso, non crediamo che sia morto per il pranzo da noi, ma aspettiamo i giudici». Il titolare viene contattato al telefono dallo stesso dipendente. «No, non può parlare adesso – prosegue – E poi non parla un buon italiano».

In questi giorni i pm hanno mandato i militari dei Nas a verificare il ristorante: lo stato di conservazione degli alimenti, l’abbattitore, le condizioni sanitarie. Dopo le ispezioni, le autorità non hanno, finora, disposto la chiusura del locale. Ma l’inchiesta continua anche su un altro fronte. Fondamentali, per le indagini, risultano al momento le testimonianze delle tre amiche di Luca che hanno partecipato al tragico ultimo pranzo dell’adolescente, tifosissimo del Napoli e «in ottime condizioni di salute, sportivo e salutista», secondo Marianna Borrelli, la penalista che assiste la famiglia Piscopo. 

Da quanto emerge sui colloqui delle amiche di Luca con i magistrati, due delle tre ragazze si sarebbero ammalate, probabilmente per salmonella, in seguito al pasto. Racconti che sono in questo momento al vaglio degli inquirenti, che ne stanno verificando l’autenticità. Altro elemento cruciale per l’inchiesta è quello atteso sempre nelle prossime ore: il parere dei medici riguardante l’esito delle verifiche sul corpo di Luca, disposte per accertare il motivo della sua morte ed, eventualmente, comprendere con esattezza quale sia stato il batterio killer che potrebbe aver innescato la tragedia.

Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre, 07:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA