Luca Trapanese, social hackerati e cavallo di ritorno: «Ho perso i soldi per la Casa di Matteo»

Martedì 22 Settembre 2020 di Nunzia Marciano

«Mi hanno rubato gli account di Facebook e Instagram. È un dramma, non per me ma per i bambini della Casa di Matteo». È il racconto di Luca Trapanese, già presidente dell’Associazione A ruota Libera Onlus e direttore de La Casa di Matteo, nonché papà felice della piccola Alba (la loro storia di uomo single omosessuale che adotta una bambina Down ha fatto letteralmente il giro del nondo, ndr).

Ma cosa c’entra un furto social con dei bambini di una struttura di accoglienza di Napoli? È presto spiegato. Nell’era dove il mondo digitale e virtuale compete e spesso vince sul mondo reale è diventata oramai consuetudine affiancare alla propria identità reale quella appunto virtuale: ma cosa accade se quell’identità viene rubata e poi, come nelle peggiori storiacce di quartiere, vengono chiesti soldi per la sua restituzione secondo la perversa logica del cavallo di ritorno? Ebbene può succedere che, se succede, a rimetterci possano essere addirittura dei bambini, piccoli, già duramente provati nel corpo e nell’animo ai cui drammi della vita dovranno aggiungere quello di aver incrociato sulla propria strada individui tanto preparati e organizzati quanto senza scrupoli.

«Tutto è iniziato domenica - racconta Luca - quando sono stato contattato su Instagram da un account certificato - solo dopo si è scoperto che non lo era - che mi ha detto che avevo violato le regole del social e avrei dovuto fornire delle informazioni attraverso dei link che loro mi mandavano per evitare che i miei account fossero chiusi. Era tutto in inglese e sembrava davvero tutto così». Ma così non era affatto. Seguendo le indicazioni fornite dall’account phishing, Luca ha ingenuamente consegnato nelle mani dei malintenzionati le credenziali di accesso dei suoi profili, che questi hanno prontamente cambiato per potersi impossessare di Instagram e in automatico anche di Facebook, account collegato. «A un certo punto mi sono accorto che sulla mia pagina di Instagram compariva una mail strana che non era la mia e allora ho capito di essere stato vittima di un raggiro. Ho tentato di recuperare le mie credenziali ma oramai era tardi».

Una manciata di ore dopo ecco arrivare anche la richiesta di riscatto: «Mi hanno scritto su Whatsapp, ancora tutto in inglese, dopo che gli avevo dato il mio numero per contattarmi e darmi informazioni sulla mia presunta violazione. Si è presentato come un ragazzo che mi scriveva dalla Turchia. E invece mi ha chiesto inizialmente 800 dollari, dicendo che il mio account (291.000 follower su Instagram e 241.000 su Facebook) ne valeva molti di più fino ad 8.000 e chiedendomi di fare un’offerta. Mi minacciava di chiuderlo e come se fosse un ostaggio, man mano cancellava le cose per spaventarmi. Io gli ho fatto credere di voler pagare ma naturalmente non l’ho fatto».
 


Fin qui è una brutta storia di soldi e truffe on line ma cosa c’entra con la Casa di Matteo? «Dato l’altissimo numero di follower dei miei due profili social, due grandi società internazionali mi avevano contattato per fare post sponsorizzati. In un primo momento mi sono rifiutato ma poi ho deciso di accettare a patto che quel denaro andasse in beneficenza per i bambini della Casa di Matteo, appunto, la struttura di via Pigna a Napoli che gestisco da quattro anni e che accoglie bambini da 1 a 13 anni gravemente malati, anche malati terminali, tolti o abbandonati dai genitori. Purtroppo a causa del Covid-19 abbiamo dovuto interrompere le attività che portavano donazioni e il Comune di Napoli non ci paga le fatture dal 2018 (il Comune deve versare alla struttura una diaria per ogni bambino accolto e curato – al momento sono sei – ma ad oggi deve alla struttura, secondo quanto sostenuto da Trapanese, circa 250.000 euro, ndr). Quei due contratti erano per un mese e mezzo di attività, per Natale insomma e avrebbero portato migliaia di euro nelle casse del centro di accoglienza», spiega Luca. E continu: «Il danno di questo furto non è per me, davvero, ma per loro: ho riaperto due nuovi account ma non ho quei numeri perciò le aziende rescinderanno i contratti. È questo ciò che mi uccide psicologicamente!».

In realtà, sarebbe semplice riavere quei follower se solo gli stessi si rendessero conto di stare seguendo oramai un fake: «Ma non se ne accorgono!», si stupisce Luca: «Viviamo in un’epoca in cui siamo sordi e ciechi e la gente manco si rende conto di ciò che segue sui social. È palese che non sia più ma la gente me lo chiede stupita! L’unico appello che posso fare è di tornare a seguire i miei profili ufficiali e non quello, che tra l’altro condivide storie dove quota ancora i miei account per metterli in vendita». Al moneto Luca sta cercando di riappropriarsi dei suoi account attraverso Facebook Italia ma la cosa sembra complicata: «Al contrario, ho recuperato in fretta il mio account di posta di Libero, ci ho messo mezz’ora. Perché non può essere così anche per Instagram e  Facebook – entrambi di proprietà di Zuckerberg?»

Per adesso restano l’amarezza e la consapevolezza di quanti danni si possano fare attraverso il web e di quanto il raggiro sia dietro l’angolo e in alcuni casi, di quanto, infine, a pagarne le conseguenze siano, come sempre, i più deboli, come in piccoli ospiti de la Casa di Matteo.

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