Ludopatia, Agcai: in arrivo
322mila macchine più pericolose

Mercoledì 22 Gennaio 2020
«In Italia stanno arrivando 322mila apparecchi, di cui 265 mila slot da bar del tipo awp e 57mila slot da sala del tipo videolottery, ancora più pericolosi dei precedenti, in quanto avranno una percentuale di vincita  minore di ben 4 punti, l’equivalente di 900 milioni di euro annui in meno nelle tasche dei giocatori e in più per il bilancio dello Stato. Un’invasione che va fermata ad ogni costo, e per questo ci appelliamo alle Regioni». E’ l’allarme lanciato da Benedetto Palese, leader di Agcai (Associazione gestori e concessionari degli apparecchi da intrattenimento) nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei deputati. «Lanciamo dunque un appello alle amministrazioni regionali - ha aggiunto il numero uno dell'Associazione - affinché intervengano in Conferenza unificata e convincano il governo a sostituire questi apparecchi con quelli meno pericolosi, con controllo da remoto e costo orario simile ad un flipper. Tecnicamente si può fare subito”. Secondo Palese, inoltre, “la ‘missione’ più urgente è impedire alle multinazionali dell’azzardo di gestire il gioco d’intrattenimento e divertimento perché stanno trasformando un semplice apparecchio da bar, nato per far divertire, in una slot pericolosa e di puro azzardo».

«Rivolgiamo anche un appello al governo - ha proseguito - affinché non rinnovi le concessioni delle videolottery presenti nelle sale, che spuntano quasi ad ogni angolo di strada nelle nostre città. Luoghi che sono ormai diventati dei veri e propri supercasinò. E’ inaccettabile che solo in Italia debbano esistere questi apparecchi: i più pericolosi al mondo e, infatti, sono vietati in tutta Europa». 

Agcai punta il dito contro «le lobby dell’azzardo che, capeggiate da alcune potenti multinazionali e per evitare che l’aumento della tassazione che aveva chiesto il governo ricadesse sul comparto delle slot esistenti nelle sale videolottery, considerata la forte influenza che hanno presso i Monopoli, hanno ‘scaricato’ lo stesso importo sui giocatori intervenendo sulla riduzione della percentuale di vincita».

 «Sto per presentare una mozione in Aula perché sono convinta che sia giunto il momento per molti di gettare via la maschera sul delicatissimo tema del gioco d’azzardo nel nostro Paese», ha annunciato Michela Rostan, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera. «I numeri delle vittime dell’azzardopatia - ha ricordato - continuano a essere insostenibili, con un impatto sociale devastante. Dati preoccupanti riguardano i giovani: almeno 700mila studenti fra i 14 e i 17 anni hanno giocato d’azzardo e gli anziani infatti sono tre milioni gli over 65 che giocano abitualmente, soprattutto con le lotterie istantanee, 60mila dei quali evidenziano problemi col gioco d’azzardo. Il costo sociale di questa dipendenza è incalcolabile e a pagare il prezzo più grande sono le famiglie dei giocatori. L’arrivo di 322mila nuove slot ancora più pericolose è assolutamente inaccettabile».

Rostan ha ricordato come «negli ultimi anni numerosi sono stati i provvedimenti legislativi che sono intervenuti sul gioco d’azzardo. Prevedendo limitazioni orarie, autoesclusione dal gioco, distanze minime da punti sensibili etc. Ma per molti di questi provvedimenti, come si suol dire, fatta la legge trovato l’inganno. Allora dobbiamo agire alla base. Rendendo gli apparecchi più innocui possibili».

La mozione sollecita il governo, in particolare, a «prevedere la diversificazione e separazione dell’offerta di gioco e non la sua concentrazione in un solo punto in particolare», nonché «a prevedere l’autorizzazione delle vlt in percentuale del 14 per cento rispetto alle awp esistenti».

Dal canto suo il presidente della Provincia di Padova, Fabio Bui, presente alla conferenza stampa, ha auspicato la predisposizione di una legge quadro «sull'intero sistema del gioco in Italia». 

A margine dell'iniziativa, il senatore Pd Franco Mirabelli ha affermato che «è giusto lavorare per diminuire domanda ed offerta di gioco. E' anche vero, però, che noi rischiamo di penalizzare troppo una filiera produttiva. Se vogliamo diminuire domanda ed offerta di gioco bisogna anche sapere che non è possibile chiedere poi alla filiera ulteriori sacrifici in termini di tassazione. Serve una legge di riforma complessiva del gioco. E lo Stato deve pretendere meno entrate dal gioco». © RIPRODUZIONE RISERVATA