Processione con troppe soste a Torre Annunziata, il sospetto: omaggio al clan Gionta

Mercoledì 23 Ottobre 2019 di Raffaele Perrotta
Una processione iniziata senza i migliori auspici quella in onore della Madonna della Neve di ieri mattina a Torre Annunziata: lunga ed estenuante nel primo tratto, quando dal porto ha attraversato via Castello, la strada dove affaccia un lato di Palazzo Fienga, l'ex roccaforte del clan Gionta confiscata e murata da anni. Soste e rallentamenti quasi ogni 10 metri sulla strada che dà lungo il quartiere della Marina, ma anche nel breve tratto di via Roma, via Filippini e via Cuparella, fino alla parte sud di corso Vittorio Emanuele III. Per i pescatori che hanno portato in spalla l'immagine della Vergine Bruna erano momenti per permettere ai bimbi, ai neonati o ai malati di farli avvicinare al quadro. Eppure il sospetto che fossero omaggio ai tanti pregiudicati dei clan, in arresto o appena usciti, è stato forte, tanto che le forze dell'ordine hanno dovuto più volte richiamare i portantini e chiedere di accelerare il passo.
 
Davanti a Palazzo Criscuolo, l'ex sede del consiglio comunale, oggi museo dell'Identità, il dirigente di polizia Claudio De Salvo ha chiamato il sindaco Vincenzo Ascione, monsignor Raffaele Russo, parroco rettore della Basilica che custodisce la teca sacra, e il capo dei pescatori Ciro Setaro chiedendo ancora una volta spiegazioni. La giustificazione è stata sempre la stessa: «Soste per persone malate».

Così la festa in onore della Madonna della Neve, a quasi due secoli di distanza dall'eruzione del 22 ottobre del 1822 quando, leggenda vuole, la Vergine portata in spalla fino a piazza Cesaro fermò la lava del Vesuvio, ha rischiato seriamente di essere rovinata. Questa volta non dagli inchini, che hanno caratterizzato le processioni degli anni passati, ma da un passo lento e dalle soste che hanno coinciso con finestre e portoni degli appartenenti ai clan camorristici. Alla fine del percorso, al ritorno in Basilica, i carabinieri agli ordini del maggiore Simone Rinaldi, comandante della compagnia di Torre Annunziata, hanno invitato alcuni portantini in caserma.

Il sindaco Vincenzo Ascione esclude «segni di devozione a qualche camorrista. È un'impressione che ci sia stato un blocco voluto. I sacerdoti mi hanno assicurato che si trattava solo di qualche mamma che voleva offrire fiori alla Madonna». Anche se ammette: «Distinguere le cose non è mai semplice». Sulla stessa linea don Raffaele Russo: «Lungi da noi che possa esserci stata qualche sosta sospetta» ha affermato il parroco rettore della Basilica Ave Gratia Plena, giustificando l'andamento dei pescatori che hanno sorretto il quadro: «Quel quartiere sente particolarmente la presenza della Madonna della Neve. C'è un grande desiderio di mettersi sulla buona strada e di cambiare vita».

Ma è da un altro uomo di chiesa che arriva il monito ai portantini. Don Ciro Cozzolino, parroco della chiesa della Trinità, alla sosta della processione a via Alfani, durante la preghiera per le vittime del crollo di via Rampa Nunziante, ammonisce: «Dobbiamo sostare nei luoghi di riflessione e memoria e dobbiamo evitare i rallentamenti, che ci fanno andare fuori strada. Solo le soste come queste ci aiutano a riflettere e pensare, a riconoscere i nostri errori e ricominciare daccapo».

Poi dalle sue pagine social chiederà scusa alla Vergine: «Maria perdonaci quando nel nostro cammino rallentiamo il passo». Polemiche a parte la città ha risposto con la folla delle grandi occasioni. Decine di migliaia di persone hanno affollato i marciapiedi del corso. Diverse le scuole e le associazioni che hanno sfilato insieme al corteo religioso.
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