Cafiero de Raho, monito da Napoli:
«Senza contanti le mafie sparirebbero»

Lunedì 9 Dicembre 2019
«Mi chiedo perché non si interviene sulla legislazione tributaria prevedendo che tutte le spese si debbano inserire nella dichiarazioni di redditi e perché l'imposta non si paga sul reddito conservato anziché sul reddito speso. Questo consentirebbe di controllare tutti i pagamenti. Evidentemente non si vuole eliminare l'evasione, una parte degli italiani pensa che si deve consentire l'evasione come forma di arricchimento per una parte della popolazione. Si vuole che la legalità sia osservato da tutti? Si assumano certe determinazioni altrimenti vuol dire che si vuole che tutto continui così. Combattere l'evasione sarebbe anche lo strumento per combattere la criminalità organizzata». Così il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho intervenendo ad un corso di economia dell'ateneo Federico II di Napoli.

Cafiero de Raho ha ricordato anche che «oggi la camorra non fa quasi niente con la violenza ma allarga il suo potere economico attraverso imprenditori compiacenti. Una volta nella camorra c'erano imprenditori affiliati direttamente, oggi si aggrega una parte dell'impresa che trova conveniente lavorare con le organizzazioni mafiose e droga il mercato».

Il procuratore ha spiegato il sistema di approccio: «I servizi che le mafie forniscono sono il modo di contatto con il modo dell'economia e della politica. Costituire un sistema economico che riesca a mimetizzare la presenza mafiosa è certamente colpa di quella parte dei professionisti che si pone al soldo delle mafie e gli consente di raggiungere l'inquinamento dell'economia che si sta constatando nei nostri territori. Ricordiamoci che in realtà la lotta tra i clan è per gestire il potere economico e quindi avere influenza sul sistema politico»
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