Manfredi: Napoli è leader in qualità
e innovazione, è l’ora dello sviluppo

di Elena Romanazzi

 «Yes we can». Lo slogan della quasi dimenticata campagna di Obama calza a pennello nella giornata di inaugurazione della Silicon Valley made in Napoli. «Noi possiamo», ripete il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, e lo abbiamo ampiamente dimostrato. «In quattro mesi si è fatto l’inimmaginabile, siamo riusciti a sfatare questa sorta di maledizione in base alla quale a Napoli non si può fare nulla».

Cosa rappresenta per lei l’inaugurazione della Academy di Apple?

«Non è certo un traguardo. Ma un seme che va innaffiato e curato ogni giorno. Una pianta che va coltivata mantenendo lo stesso metodo utilizzato in questi mesi: merito, qualità ed affidabilità. Ma anche quel pizzico di sregolatezza che rappresenta il nostro valore aggiunto».

Sregolatezza?

«Quel pizzico di fantasia essenziale per affrontare progetti complessi. Se penso ai primi sopralluoghi effettuati dai manager di Cupertino... C’era diffidenza da entrambe le parti».

Hanno mai manifestato l’intenzione di tirarsi indietro?

«No, mai. Si è creato un ottimo feeling, abbiamo lavorato spalla a spalla su temi nuovi. Ognuno di noi ci ha messo passione e competenza. Si è creato un grande spirito di squadra da tutti condiviso».

È il trampolino di lancio verso l’internazionalizzazione della Federico II?

«Io so bene quanto vale la Federico II e lo sanno anche all’estero. Questa è una buona dose di autostima per chi ci lavora anche con qualche difficoltà e ci crede».

Un passo per avanzare nelle classifiche internazionali.

«Le classifiche non sono il mio obiettivo, ma qualità concreta nella didattica e nella ricerca».

Qualità e preparazione non bastano a fermare la migrazione all’estero dei giovani dalla Campania. I dati della Fondazione Migrantes rivelano che sono ben 110mila i ragazzi che hanno lasciato la loro regione. Come si inverte questo trend?

«Il capitale giovanile che rappresenta la grande forza della nostra regione, deve diventare polo d’attrazione. Noi abbiamo giovani di grande capacità. Ma occorre una strategia di investimento mirata a far sì che le aziende investano in Campania. In questo caso le capacità da sole non bastano. Servono infrastrutture, incentivi, una buona qualità della vita. Noi siamo competitivi nella ricerca e questo potenziale deve trasformarsi in sviluppo locale e polo attrattivo di grandi aziende».

Gruppi che poi chiudono. Come Almaviva.

«Il punto è che occorre creare lavoro ad alto valore aggiunto. Oggi la mobilità fa parte del sistema in alcuni settori. Ma se si mettono in campo qualità, competenze, alta produzione, ricerca, innovazione, un lavoro altamente qualificato in gruppi non andranno all’estero ma investiranno in Italia, in Campania».

Ne ha discusso con il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia?

«Industria 4.0 è un grande progetto. Politica industriale e formativa non possono essere disgiunte, e di questo ho parlato con Boccia. A breve verrà presentato il grande piano delle manifatturiere campane. Una proposta che coinvolge gruppi importanti».

Si investe ma i cervelli in fuga non rientrano.

«Padova ne ha riportati in Italia venti, noi invece ne facciamo rientrare sei. Ricercatori di grande esperienza, alcuni tornano dagli Usa. Il rientro è dunque possibile ed è un arricchimento per tutto l’ateneo».

Il contratto con Cupertino dura tre anni. Mille studenti in tutto. E dopo?

«Dopo è tutto da discutere. Sarà necessario progettare nuovi corsi. Nel mondo della tecnologia tre anni sono tantissimi. Dalle App si potrebbe passare ad altro. È prematuro ora fare delle ipotesi».

Il primo tagliando con la Apple quando verrà fatto?

«Lo facciamo una volta alla settimana. È un tagliando continuo».

Rettore, avrebbe mai pensato che nell’ex fabbrica della Cirio sarebbe nato un campus universitario?

«È diventata un fabbrica dell’immateriale».

La prossima sede dove potrebbe essere? A Bagnoli?

«Perché no, sarebbe una positiva riqualificazione».
Venerdì 7 Ottobre 2016, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 07-10-2016 09:44
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