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Marano, no alla processione nei viali abitati dai Polverino: «Qui governa lo Stato italiano»

Venerdì 1 Luglio 2022 di Ferdinando Bocchetti
Marano, no alla processione nei viali abitati dai Polverino: «Qui governa lo Stato italiano»

No al passaggio della processione nei viali dove risiedono i familiari del super boss Giuseppe Polverino. È una prescrizione del comando della polizia municipale di Marano, da qualche mese diretta dal comandante Luigi Maiello, a riaccendere i riflettori sul tema delle ingerenze dei clan sui riti religiosi. Lo stop è stato notificato ieri a don Giovanni Catone, parroco di Torre Caracciolo, la frazione di Marano a ridosso della collina dei Camaldoli, storico feudo del clan Polverino. Il sacerdote, in precedenza, aveva chiesto l'autorizzazione per il transito del corteo religioso, con tanto di statua della Madonna delle Grazie. La Vergine è venerata il 2 luglio e sarà portata in processione il giorno successivo. Il percorso proposto dal sacerdote è stato però modificato, snellito dalla polizia municipale, poiché - come evidenziato dal comandante Maiello - «era fondato il sospetto che la statua potesse entrare in viali, anche privati, dove tuttora risiedono stretti congiunti del capoclan Giuseppe Polverino».

Nella nota di riscontro inviata al parroco della zona, i vertici della polizia locale sottolineano che «sul territorio di Marano, e in particolare nel quartiere Torre Caracciolo, valgono esclusivamente le regole imposte dallo Stato italiano e giova pertanto ribadire che la processione deve attenersi scrupolosamente al percorso che vi abbiamo proposto, in considerazione del fatto che la vostra richiesta, di discostarsi da via Marano-Pianura e via Romano, non può in alcun modo essere accolta». Il Comune, retto da un anno da una triade commissariale, insediatasi in città dopo lo scioglimento per camorra, non vuole dunque correre rischi o incappare in gaffe istituzionali, come quella verificatasi quattro anni fa, con il Municipio anche in quel caso gestito da tre commissari e sempre sulla scorta di uno scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata. In quell'occasione, nel corso di un evento di moda (Miss Italia), l'allora prefetto Francescopaolo Di Menna fu invitato a presiedere una giuria composta, tra gli altri, da Vincenzo Polverino, figlio di Giuseppe, all'epoca incensurato e attualmente rinviato a giudizio in un processo che vede coinvolti presunti affiliati o prestanome del clan. Il commissario, informato sul posto da alcuni collaboratori, decise - per ragioni di opportunità - di abbandonare il tavolo dei giurati. 

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È stato già disposto un servizio che prevede, per il giorno della processione, l'utilizzo di una o due pattuglie della polizia municipale che avranno il compito di vigilare sul rispetto delle prescrizioni imposte. Dalla chiesa di Santa Maria ad Montes tengono a chiarire che «il percorso prospettato ai vigili è lo stesso presentato e autorizzato negli anni scorsi e che non c'è alcuna volontà di omaggiare boss né tanto meno i loro familiari». Un anno fa, sempre a Marano - grazie a un'inchiesta del Mattino - furono rimossi da una piccola chiesa - sulla scorta dell'intervento del vescovo di Napoli Mimmo Battaglia - i quadri donati dal defunto boss Lorenzo Nuvoletta. Quadri raffiguranti immagini sacre, con tanto di riferimento alla donazione del capoclan, storico alleato dei Corleonesi di Totò Riina, che per oltre quarant'anni era rimasti (in bella mostra) all'interno della struttura religiosa di via Vallesana. 

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