Marco Valentini prefetto di Napoli: «Basta arsenali, dopo murales e altarini è la sfida del futuro»

Venerdì 1 Ottobre 2021 di Giuseppe Crimaldi
Marco Valentini prefetto di Napoli: «Basta arsenali, dopo murales e altarini è la sfida del futuro»

In poco meno di due anni ha lasciato il segno. Sotto le decisioni che sono contate la firma di Marco Valentini c'è sempre stata, ed ora tocca passare il testimone dell'incarico di prefetto a chi viene chiamato a completare iniziative programmate. Valentini lascia e saluta la stampa. Ogni congedo merita una riflessione: e lui - che da giovane fu uno dei funzionari del Viminale voluti da Sica nel suo staff contro la mafia in Sicilia - è il rappresentante del governo che ha rimosso 50 altarini della camorra e non pochi murales che inneggiavano ai baby criminali. Non è finita: Valentini ha firmato 150 interdittive antimafia nei confronti di imprese in odor di camorra pronte ad assaltare la diligenza con il tesoro del recovery fund.

Pochi prefetti passati per Napoli possono vantare i numeri che nel bilancio di Valentini ne fanno non solo uno stakanovista del profilo pubblico-istituzionale, ma anche un vero, autentico uomo del fare. Sempre vicino alle emergenze e a chi vive problematiche molto serie: non a caso - nel lasciare l'incarico - uno dei saluti lo rivolge «agli operai della Whirlpool, la cui vertenza occupazionale lascia finalmente ben sperare». 

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Prefetto, quando si insediò lei insistette su un punto: Bisogna capovolgere la narrativa che mostra Napoli sempre più come una città difficile e piena di ombre. È sempre della stessa idea?
«Certo, ancor più dopo aver verificato di persona che la città soffre dei problemi tipici di ogni metropoli. Ma durante i miei spostamenti in tutta l'area metropolitana ho verificato che ci sono anche tante luci: a cominciare dalla rete dell'associazionismo e del volontariato che operano sul sociale. Restano le fragilità, è vero, ma anche molti esempi virtuosi».

Lei si è battuto per la rimozione dei simboli della camorra. Ma oggi c'è da affrontare la nuova sfida: quella legata al possesso delle armi, anche tra i minorenni.
«Com'è accaduto per gli altarini, non daremo tregua ai criminali di ogni età che se ne vanno in giro armati. Serve più sicurezza, e per questo è al lavoro un osservatorio che coinvolge anche il mondo universitario e che a breve ci fornirà i risultati sul perché ci siano tanti giovani armati. La sicurezza, tuttavia, investe più soggetti: e solo grazie all'interazione di tutte le parti in campo - famiglie, scuola, rete associativa, e ovviamente anche forze dell'ordine - metteremo a punto nuove strategie. Bisogna incidere su un nuovo modello di cultura civile e sociale. Una cosa però deve essere chiara: come accaduto già per gli altarini, per chi commercializzava le T shirt inneggianti alla camorra che abbiamo fatto sequestrare, anche chi crede di muoversi impunemente armato pagherà e verrà punito. Lo sappiano anche gli autori dell'attentato dinamitardo di Ponticelli: vinceremo anche questa battaglia».

A Napoli serve più sicurezza.
«Posso dire che a breve la città sarà coperta da un completo piano integrato di videosorveglianza. Ormai ci siamo davvero. Siamo arrivati al terzo step di realizzazione dl sistema integrato di telecamere che, sia pubbliche che private, consentiranno di accedere ad una grande banca dati capace di combattere micro e macrocriminalità».

Fa ancora paura la camorra?
«Guai a sottovalutarla: è pronta a investire grandi capitali nel mercato della droga, si infiltra nella gestione degli appalti pubblici e condiziona la vita amministrativa di molti Comuni. Ecco perché in occasione del voto imminente auspico la crescita di una classe politico-amministrativa giovane, capace e onesta. Bisogna anche vincere l'omertà dei tanti».

Che cosa le mancherà?
«I napoletani. Ma tornerò a trovarli. E poi, quello spicchio di Golfo che cedevo della finestra del mio studio».

Ultimo aggiornamento: 13:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA