Babygang, incontro tra le madri: «Tuo figlio è innocente? Cerca i colpevoli»

di Maria Chiara Aulisio

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Ha aspettato circa due mesi che fosse lei a offrirle un gesto di solidarietà per quello che era successo a suo figlio. Ha atteso invano che la chiamasse, anche solo per condividere, da mamma a mamma, quel dramma che entrambe, seppur diversamente, stanno ancora vivendo. «Lo aveva dichiarato anche a un giornalista qualche giorno fa: voglio incontrare la mamma di Arturo, invece non si è mai fatta sentire. Allora ho deciso di andare io da lei. Desideravo guardarla negli occhi e chiederle che cosa aveva da dirmi». Maria Luisa Iavarone - come sta dimostrando da quel pomeriggio di dicembre quando suo figlio è stato accoltellato senza ragione - è una che non le manda a dire. E così ha fatto anche stavolta: seguita da una troupe della trasmissione «Piazzapulita» di Corrado Formigli, in onda su La7, con l'inviata Micaela Farrocco è andata al rione Sanità e ha bussato alla porta del basso dove vive la madre del 15enne detenuto nel carcere di Nisida con l'accusa di essere il gancio del branco che aggredì il figlio a colpi di coltello.

È andata a casa di quello che chiamano 'o nano?
«Certo. Era da un po' che volevo farlo ma continuavo ad aspettare sperando che lo facesse lei, sua madre, visto che lo aveva dichiarato pubblicamente».

A chi?
«A un giornalista che le chiedeva di commentare l'aggressione nei confronti di Arturo, gli disse che avrebbe voluto addirittura abbracciarmi».

Invece non si è mai vista.
«Non le avevo mai creduto troppo a dire la verità, però incontrarla mi incuriosiva e l'altro giorno ho pensato di fare il primo passo».
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Venerdì 2 Febbraio 2018, 08:37 - Ultimo aggiornamento: 02-02-2018 09:46
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COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2018-02-04 13:35:06
Ho visto la trasmissione , se da un lato non posso che lodare ed ammirare la madre del povero Arturo per il coraggio e la grande forza che ha avuto nell'andare a parlare con la mamma del delinquente accoltellatore, dall'altra non posso che stigmatizzare i soliti discorsi beceri e qualunquisti da parte dei soliti buonisti della situazione come , ad esempio, Gaetano Di Vaio ...A sentire il regista napoletano sembrerebbe che l'unico modo per contrastare la piaga delle baby gangs sia ''l'amore'' , arrivando addirittura ad ipotizzare (citando un film di Abel Ferrara) che quando un delinquente commette un sopruso del genere è perchè sta cercando amore.Nessuno che abbia parlato di pene severe, repressione e certezza della pena come unico e vero deterrente per scoraggiare simili atti. Così come disse il povero Arturo nella sua prima intervista dal letto dell'Ospedale a chi gli chiedesse cosa volesse che fosse fatto : tolleranza zero !!! Pensare che tutto si possa risolvere con la scuola, le assistenti sociali, i preti o qualche struttura di recupero è fantascienza.
2018-02-05 11:14:46
Son ragazzi, non li si può rovinare! Questa è un'altra reazione. Intanto, nessuna ferma condanna per il male che arrecano. Arturo per fortuna è vivo. Questa è la cosa che più importa, anche se porterà addosso per sempre il segno dell'infamia altrui. Anch'io credo che non si possa ne'si debba concludere tutto con un buffetto sulla guancia e con un "Non lo fare più ". Il recupero passa anche attraverso l'espiazione della giusta pena.
2018-02-02 13:58:51
Che grande donna, spero che suo figlio ritorni ad essere un ragazzo felice! La Napoli perbene che produce lavora e rispetta le regole è con lei, con la sua famiglia, con suo figlio

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