Morte Mario Paciolla, i media colombiani: «Strani comportamenti funzionari Onu»

Venerdì 31 Luglio 2020

Sulla morte di Mario Paciolla ci sarebbero stati «strani comportamenti» dei funzionari delle Nazioni Unite nel Paese «che rivelerebbero l'intenzione di mantenere il silenzio sui dati chiave per chiarire» cosa sia accaduto al 33enne napoletano. È quanto sostiene un articolo del quotidiano colombiano El Espectador, che ricostruisce gli avvenimenti successivi alla morte del cooperante italiano della missione Onu in Colombia deceduto due settimane fa a San Vicente del Caguán, nel dipartimento di Caquetà, e le azioni dei membri della missione Onu in Colombia in merito alla vicenda. L'articolo, scritto dalla giornalista Claudia Julieta Duque che ha conosciuto personalmente Paciolla, segnala innanzitutto che «gli oggetti del volontario sono stati raccolti da una squadra dell'Unità investigazioni speciali (Siu) del Dipartimento di Salvaguardia e Sicurezza delle Nazioni Unite il 16 luglio, un giorno dopo la sua morte, senza la presenza della procura generale della Colombia o di funzionari della polizia giudiziaria colombiana».
 

 

Il 24 luglio, «le Nazioni Unite hanno inviato a Roma con il corpo di Paciolla un inventario non firmato delle cose raccolte nella sua residenza a San Vicente del Caguán e hanno informato la famiglia Paciolla che erano state bloccate in Colombia per ordine della Procura, che il 30 luglio è riuscita a revocare l'immunità per gli elementi digitali della proprietà della missione che erano stati assegnati a Mario». A queste azioni, «che secondo l'avvocato della famiglia Paciolla Motta, Germán Romero, implicano una violazione da parte delle Nazioni Unite dei diritti alla privacy del volontario e il diritto di accesso alla giustizia per la famiglia, si aggiungono un serie di messaggi che hanno rafforzato la sensazione di silenzio all'interno della Missione», sostiene El Espectador.
 

Tra queste, «durante i quattro giorni successivi alla morte del volontario, il quartier generale della missione a Bogotá ha inviato tre e-mail in cui ha sottolineato agli oltre 400 funzionari e cooperanti nazionali e internazionali l'obbligo di mantenere la riservatezza e il divieto di concedere interviste e dichiarazioni ai media» sulla vicenda. Sebbene si sappia poco sulle ore e sui giorni precedenti alla morte di Paciolla, la giornalista Claudia Julieta Duque «è stata in grado di stabilire che il 14 luglio, poche ore prima della sua morte, Mario Paciolla ha stabilito una comunicazione telefonica con il collegamento della sicurezza della Missione di verifica a San Vicente del Caguán, Christian Thompson. Secondo diversi funzionari Onu, tale chiamata è di per sé allarmante». L'articolo conclude che sulla vicenda, la procura colombiana «attende i risultati delle due autopsie di Mario Paciolla», riferendo che l'ultima sarebbe stata «effettuata il 27 Luglio a Roma», e che non si esclude alcuna ipotesi sulla morte del cooperante.

Ultimo aggiornamento: 21:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA