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Opere abusive «oscurano» l'atelier
di Rocco Barocco: via alle ruspe

Mercoledì 21 Giugno 2017 di Massimo Zivelli
Opere abusive «oscurano» l'atelier di Rocco Barocco: via alle ruspe
Ischia. Dovranno essere demolite le opere abusive realizzate ben trentasei anni fa a ridosso della proprietà di Rocco Barocco a Sant'Angelo. Il Consiglio di Stato si è espresso a favore dell'abbattimento: la sentenza è oramai inappellabile e chiude definitivamente un contenzioso scattato nel 1980, quando un'ordinanza del comune di Serrara Fontana giunse a imporre i sigilli al parziale ampliamento della proprietà delle tre sorelle Breglia, eseguite a ridosso dell'ex albergo La Conchiglia, acquistato da Barocco nel 2009 e successivamente ristrutturato. Un contenzioso che ha tenuto banco per decenni in questa che è considerata da sempre la perla turistica dell'isola d'Ischia, buen retiro del jet set internazionale a cominciare dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Dalla vecchia struttura della Conchiglia risanata e messa in sicurezza, senza apportare modifiche strutturali - Barocco ha ricavato un atelier al piano terra ed ai piani superiori alcune suite di lusso destinate ad ospitare i personaggi famosi che scelgono Sant'Angelo per le vacanze. Il contenzioso è stato sempre al centro dell'attenzione generale proprio perché una delle parti in causa è il famoso stilista, che fra l'altro più volte si è detto pubblicamente amareggiato per l'atteggiamento tenuto dai suoi vicini, a causa del quale anche i suoi entusiasmi per ridare all'antico borgo marinaro una struttura di prestigio come quella dell'ex Conchiglia si erano progressivamente raffreddati. Appena un anno fa arrivò la decisione del giudici della VI sezione del tribunale amministrativo che si espressero a favore di Barocco e contro le sorelle Breglia sulricorso presentato dall'avvocato Bruno Lorenzo Molinaro.

Nei giorni scorsi, la sesta sezione del Consiglio di Stato (presidente Luigi Maruotti, ha rigettato il ricorso delle sorelle confermando quindi la giustezza della precedente sentenza del Tar, e condannando alle spese di giudizio la parte soccombente, in favore del comune di Serrara Fontana che un trentennio prima aveva adottato il provvedimento cautelativo. Gli abusi dunque realizzati in difformità ad una concessione edilizia del 1978 andranno demoliti. Si tratta di una copertura per complessivi 52 metri cubi di volume, alcun parapetti sul lastrico, realizzati a suo tempo con l'intento di mutarne la destinazione d'uso e farne quindi un terrazzo panoramico, ed una scala di accesso allo stesso. Toccherà adesso al comune imporre la demolizione degli abusi parziali e, nel caso non provvedessero i condannati, portare a definizione la sentenza in loro danno. L'ultima stima risalente al 2015 indicava in 10mila euro la somma necessaria al ripristino dello stato dei luoghi.