Materazzo, la battaglia dei testi:
​Luca e la vedova calano gli assi

di Leandro Del Gaudio

Ci sono alcuni amici di vecchia data, giovani professionisti con cui è cresciuto e si è formato; il fruttivendolo dove la sua famiglia andava a fare la spesa e un paio di carabinieri che fecero un sopralluogo in casa, pochi mesi prima che si consumasse la tragedia. Sono in tutto 36 i nomi della lista testi di Luca Materazzo, depositata venerdì pomeriggio dai suoi difensori - i penalisti Gaetano e Maria Luigia Inserra -, in vista della prima udienza del processo per l'omicidio dell'ingegnere Vittorio Materazzo.

Una mossa che conferma la determinazione dell'imputato nel replicare alle accuse della Procura, nel tentativo di scrollarsi di dosso l'etichetta di «mostro di Chiaia» che gli è finita addosso dopo un anno di latitanza in Spagna. Prima Corte di Assise, presidente Provitera, la battaglia è formalmente iniziata. Dopo la Procura, anche le altre parti del processo hanno calato i propri assi, indicando i nomi dei testimoni che intendono portare in aula dinanzi a giudici togati e popolari, al cospetto di avvocati, parenti e amici di vittima e imputato.

Venerdì pomeriggio anche Elena Grande, vedova dell'ingegnere ucciso, ha depositato la propria lista di testimoni. Difesa dai penalisti Arturo ed Enrico Frojo, la donna ha indicato quattro nomi come cardine della propria strategia: c'è il commercialista Stefano Romano (che è anche teste del pm), amico di lungo corso di Vittorio Materazzo, al quale l'ingegnere aveva confidato il proprio timore di essere ammazzato, oltre ai propri dubbi sull'atteggiamento del fratello più giovane; poi Egidio Paolucci, avvocato ed amico di Vittorio, che sarà sentito sia sulla vicenda ereditaria nata dopo la morte di Lucio Materazzo, scomparso anni fa di morte naturale, sia i timori che Vittorio nutriva in relazione all'indagine personale condotta negli ultimi mesi di vita per chiarire le circostanze legate al decesso dell'anziano genitore; poi il nome dell'architetto Antonio Boccia, che ha collaborato per anni con la ditta di Lucio Materazzo e con lo stesso Vittorio, chiamato a riferire proprio sulle attività imprenditoriali del professionista ammazzato sotto casa. E non è tutto. Sempre a scorrere la lista testi della vedova Materazzo, c'è anche il generale Garofano ex comandante del Ris, indicato come consulente di parte nel corso del processo.

Diverse invece le scelte e le motivazioni di tre delle quattro sorelle di Luca e Vittorio, che si sono costituite parte civile nel processo che sta per prendere le mosse dinanzi alla prima assise. Rappresentate dal penalista napoletano Gennaro Pecoraro, non hanno depositato alcuna lista testi, ribadendo in questo modo che dietro la propria costituzione in aula c'è una sola esigenza: quella di essere formalmente presenti in un momento cruciale per l'accertamento della verità.

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Martedì 3 Aprile 2018, 11:21
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