Mamma coraggio uccisa perché aveva rotto l'omertà, il pm: ergastolo per il boss

Sabato 20 Novembre 2021 di Dario Sautto
Mamma coraggio uccisa perché aveva rotto l'omertà, il pm: ergastolo per il boss

«Le prove contro Francesco Tamarisco sono coerenti e convergenti, la sua versione no. Fu proprio lui a deliberare e organizzare l'omicidio di Matilde Sorrentino. Provava odio e rancore per quella mamma coraggio. E quel massacro, quel brutale omicidio di una donna è un monito, ancora oggi, per tutti i cittadini di Torre Annunziata che vogliono rompere il muro di omertà e silenzio, denunciando». Al termine di oltre sei ore di requisitoria, il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli ha chiesto la condanna all'ergastolo per il boss Tamarisco, unico imputato, accusato di essere il mandante dell'efferato omicidio eseguito il 26 marzo 2004 da Alfredo Gallo, il killer che sta scontando l'ergastolo per questo delitto. Una vicenda che affonda le sue radici nel gennaio 1997, quando tre mamme decisero di svelare gli orrori appresi dai tre figli. La scuola del rione Poverelli di Torre Annunziata era diventata teatro dell'orrore, con una decina di bambini costretti a subire violenze sessuali di gruppo «nel silenzio complice di chi doveva vigilare, denunciare e proteggerli».

Una ventina di pedofili si erano macchiati dei delitti più atroci, commessi ai danni di bambini indifesi di appena 6, 7, 8 anni. Drogati, costretti a bere alcolici, con la bocca tappata dallo scotch, venivano fotografati e ripresi mentre il gruppo di adulti li violentava, a scuola o in una casa del quartiere.



Durante la requisitoria, il pm ha ricostruito il processo che a giugno 1999 portò alle prime 17 condanne. Tra quegli imputati c'era anche Francesco Tamarisco, condannato in primo grado a dieci anni, poi assolto in appello «perché era presente a casa di uno dei pedofili, ma prima che avvenissero le violenze». Insieme a lui doveva essere imputato anche lo zio omonimo, ammazzato però in un agguato nel 1996 all'interno di Villa Adele, la casa confiscata ai Tamarisco. Prima del processo, Matilde Sorrentino fu convocata in quella villa-fortino: con 50mila lire le sorelle di Tamarisco provarono a comprare il suo silenzio. Lei non cedette. Qualche tempo dopo, una di loro la minacciò: «Te la vedrai con Franco quando esce dal carcere». «Fu una promessa di vendetta», secondo il pm. Scarcerato a inizio 2004 dopo aver scontato una condanna per rapina, Tamarisco secondo l'accusa organizzò l'omicidio: ingaggiò il killer Alfredo Gallo, versandogli 50mila euro in due tranche e comprandogli una Alfa Romeo 156.

«La sera prima, Gallo fece un sopralluogo a casa di un'altra mamma, poi decise che Matilde era il bersaglio più facile». Una volta in cella, secondo la Procura di Torre Annunziata, l'uomo avrebbe ricevuto da Tamarisco un vitalizio di 500 euro al mese. Conversazioni, riscontri sulle condizioni economiche e dichiarazioni di diversi pentiti hanno dato forza al quadro accusatorio, che Tamarisco assistito dagli avvocati Antonio Rocco Briganti e Alessandro Pignataro proverà a respingere. La prima sezione della Corte d'Assise di Napoli ha fissato tre udienze fino alla sentenza, che arriverà prima di Natale. Il 25 toccherà alle parti civili costituite: i figli, con gli avvocati Elena Coccia e Giorgia De Gennaro, e il Comune di Torre Annunziata (avvocato Flavio Bournique).

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