Covid a Napoli, i medici di base: «Siamo sotto pressione, troppa burocrazia a danno dei malati»

Martedì 25 Gennaio 2022 di Maria Chiara Aulisio
Covid a Napoli, i medici di base: «Siamo sotto pressione, troppa burocrazia a danno dei malati»

Assalto ai medici di medicina generale. La gestione dei pazienti - assicurano - diventa sempre più complessa benché la situazione, dal punto di vista sanitario, sia oggettivamente meno grave. Parlando in cifre, da quando è scoppiata la pandemia, dunque dai primi casi Covid registrati in città, ogni dottore si è occupato - mediamente - di curare 120/180 pazienti positivi.

«Attualmente - assicura Luigi Sparano, segretario provinciale della Federazione nazionale dei medici di medicina generale - tra i nostri assistiti ci sono almeno una ventina di positivi al virus, forse anche di più. Con tutto quel che significa ovviamente». È chiaro che si tratta di dati che si modificano ogni giorno: «Guariscono e si ammalano - spiega ancora Sparano - è difficile fare un calcolo preciso anche perché dipende molto dalle aree di appartenenza. In ogni caso il lavoro è - e resta - tanto. Speriamo quanto prima di venire fuori da questa emergenza altrimenti si andrà al collasso». Visite, telefonate, mail e whatsapp: considerando il gran numero di assistiti di cui ogni camice bianco deve occuparsi, il lavoro è senza dubbio assai impegnativo. «C'è una parte burocratica enorme - lamentano i medici di famiglia - una serie di adempimenti necessari che richiedono ore al computer, purtroppo, in alcuni casi, anche a discapito dei pazienti». 

Permangono intanto i problemi per quanto riguarda il lavoro di tracciamento da parte dei dipartimenti di prevenzione delle Asl. E di conseguenza anche i tempi di isolamento e le quarantene. L'aumento dei contagi - è la protesta dei camici bianchi - ha fatto saltare il sistema: sarebbero infatti più di 50mila i cittadini che non ricevono l'obbligo di isolamento, liberi di uscire e trasmettere l'infezione. Il nodo è sempre lo stesso: la mancanza di automatismi tra la registrazione di un tampone positivo, l'assegnazione della quarantena e la guarigione finale con il tampone negativo. Colpa anche di tanti napoletani che, in barba alle regole, eludono la quarantena in maniera consapevole. E poco importa che l'articolo 260 del testo unico della legge sanitaria 265 disciplina la materia e prevede che chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l'invasione o la diffusione di una malattia infettiva, è punito con l'arresto da tre a diciotto mesi e con l'ammenda da 500 euro a 5mila. Dunque chi è positivo e abbandona la quarantena rischia l'ammenda e pure l'arresto. 

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Intanto, ieri, l'Unità di crisi regionale per l'emergenza Covid, con un nota inviata in serata alle direzioni delle aziende sanitarie e delle aziende ospedaliere, ha disposto il ripristino di tutte le attività di specialistica ambulatoriale del Servizio sanitario regionale, dando mandato agli stessi direttori generali di adottare ogni misura utile a prevenire la diffusione del contagio. Lo stop ai ricoveri programmati e alle attività di specialistica ambulatoriale non urgenti, nelle strutture sanitarie pubbliche, era scattato lunedì 10 gennaio. Un provvedimento adottato al fine di consentire una rapida ottimizzazione dell'organizzazione ospedaliera per fronteggiare la situazione pandemica, di impegnare il personale sanitario pubblico e convenzionato in via prioritaria alla gestione dei pazienti Covid e - per concludere - garantire la disponibilità di un più adeguato numero di posti letto, sia nella degenza medica che chirurgica, da dedicare ai pazienti affetti da Covid-19. 

Ultimo aggiornamento: 20:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA