Medici e camorra, le intercettazioni choc su Genny: «I pentiti? Una disgrazia»

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di Viviana Lanza

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La microspia riprende tutto dall’alto. Luigi D’Ari è seduto alla scrivania con Domenico Mollica, fa slittare rapidamente sui polpastrelli le banconote da contare, tranche dei centomila euro avuti da Mariano Torre, «il ragioniere» dei Lo Russo in carcere per un omicidio di stampo camorristico. «Mi dispiace per Mariano» dice il medico. Da alcuni mesi Torre è collaboratore di giustizia ma quando D’Ari è intercettato (agosto 2016) era ancora un detenuto in attesa di processo. Il medico si preoccupa delle sue sorti processuali e assicura che non lo denuncerà mai. Il retroscena, «inquietante» per il gip Emilia Di Palma, è agli atti delle indagini.

«Con dieci anni se la cava?». Mentre controlla che i 50mila euro di Mariano Torre ci siano tutti, D’Ari si preoccupa per il camorrista in carcere e si dispiace che analoga sorte sia toccata a Luigi Cutarelli (altro personaggio di spicco del clan, per gli inquirenti il killer più spietato al soldo dell’ex boss di Miano) perché è giovane e rischia l’ergastolo. Due medici che si preoccupano per la sorte processuale di Cutarelli e Torre, due presunti killer - tra gli altri - del 17enne Gennaro Cesarano. «Il tutto - scrive il gip - condito da riferimenti alle recenti collaborazioni con la giustizia di esponenti di vertice, quali Carlo e Antonio Lo Russo, che lungi dall’essere viste come un’occasione per lo Stato per fare giustizia, venivano commentare dal “dottore” come disgrazie».
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Venerdì 18 Maggio 2018, 08:57 - Ultimo aggiornamento: 18-05-2018 09:40
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