Mergellina, la follia omicida scatenata da un brik di vino

Lunedì 14 Gennaio 2019 di Giuseppe Crimaldi

A scatenare la follia è stato un brik di vino. Dietro il barbaro omicidio di Mohammed El Hanati Sghir, detto «Zico» - il 51enne ucciso a coltellate sotto gli occhi del popolo che animava sabato sera alle otto la movida del lungomare cittadino - è stato un sorso conteso di vino rosso, di quelli che si comprano a un euro al supermercato. Tutto è iniziato da un banale litigio: e quando ai fumi dell'alcol si è aggiunto un insulto di troppo, allora Rachid Jeovani - 29enne marocchino che a sua volta sopravviveva guadagnandosi la giornata ai semafori dell'incrocio tra via Caracciolo e via Orazio - ha perso la testa impugnando un coltellaccio la cui lama di trenta centimetri si è conficcata tre volte nel petto del rivale.

L'ARRESTO
Nella notte la Procura ha emesso un decreto di fermo nei confronti del 29enne maghrebino, ora accusato di omicidio. A consentire l'arresto - praticamente in flagranza di reato - è stato un combinato disposto di caso fortuito e di sagacia da parte di un ispettore della Polizia di Stato: l'investigatore, che presta servizio presso l'Ufficio di Gabinetto di via Medina stava rientrando in ufficio dopo aver effettuato il servizio di scorta al pullman sul quale viaggiava la squadra del Sassuolo, in trasferta a Napoli. L'ispettore ha fatto fermare l'auto di servizio proprio mentre l'aggressore si disfaceva del coltello: ma per la vittima ormai non c'era più niente da fare, il suo cuore aveva già cessato di battere. E ce n'è voluta, per riuscire a neutralizzare il giovane marocchino ancora in preda a un violentissimo raptus: dalla relazione di servizio stilata emerge che Rachid era completamente ubriaco ed ancora in grado di nuocere. A riprendere le ultime sequenze dell'assassinio sarebbero state anche le due telecamere di videosorveglianza stradale in funzione su via Caracciolo, proprio all'altezza dello chalet «Ciro». L'arrestato, prima di essere tradotto a Poggioreale (nelle prossime ore verrà interrogato dal giudice per le indagini preliminari che dovrà convalidare l'arresto), è stato medicato all'ospedale «Cto» per un trauma cranico, conseguenza di un corpo a corpo furioso che avrebbe preceduto l'omicidio, commesso sotto gli occhi di decine e decine di testimoni. Sul posto, poco dopo, sono intervenute numerose Volanti e - insieme al pubblico ministero di turno - sul posto è giunta anche la dirigente dell'Ufficio prevenzione generale Francesca Fava, che ha coordinato le investigazioni con i colleghi della Scientifica e del commissariato San Ferdinando.

 

LA RICOSTRUZIONE
Una tragedia della disperazione. Quanto accaduto sabato sera a due passi da uno dei più battuti snodi della movida notturna napoletana è un concentrato di emarginazione, solitudine e abbrutimento.
Ricostruite anche tutte le fasi e la dinamica del delitto. La lite si infiamma in pochi secondi e fa esplodere la rabbia dei due, che si conoscevano e in un recente passato avevano avuto già altre frizioni. Accanto ad un fornelletto, sul marciapiedi che fa da isola pedonale tra le due carreggiate di via Caracciolo arde ancora la brace accesa da «Zico»: ed è lì che la situazione degenera. Le tracce del sangue, con gli schizzi che tratteggiano il percorso fatto da aggressore e vittima, sono ancora ben visibili. Il 51enne, già colpito e gravemente ferito, tenta un estrema inutile fuga verso il marciapiedi sul lato interno di via Caracciolo, prima di stramazzare al suolo. L'esame del medico legale confermerà anche un altro particolare: prima di ricevere l'ultimo e letale colpo diretto al cuore, Mohammed aveva ricevuto un fortissimo colpo al capo, inferto quasi sicuramente con un grosso pezzo di legno. Domani l'ultimo atto delle procedure investigative con l'autopsia presso l'Istituto di medicina legale del Policlinico. Poi, per «Zico», sarà l'ultimo viaggio verso una pietosa sepoltura verso il cimitero.
 

Ultimo aggiornamento: 09:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA