Mergellina, l'ex stazione di lusso trasformata in terra di nessuno ostaggio del degrado

Lunedì 1 Aprile 2019 di Giuliana Covella
Scale mobili off-limits, servizi igienici interdetti, biglietteria a singhiozzo, esercizi commerciali dismessi e un livello di sicurezza inesistente. La fine della stazione «chic» di Mergellina è scritta da ormai dieci anni. Quello che era considerato uno scalo ferroviario d'élite, utilizzato da deputati e ministri per i collegamenti tra Napoli e la capitale, oggi è il simbolo di degrado e abbandono. Uno scalo che aveva a cuore soprattutto l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo inaugurò nell'autunno 2007. Inaugurazione costata - dopo un'opera di restauro - oltre 2 milioni di euro. Un luogo «fantasma» dove è facile rischiare di essere rapinati, com'è accaduto allo storico edicolante della stazione, Antonio Minopoli, l'unico esercente rimasto all'interno.
 
Come si vede dalla facciata esterna, la stazione ha uno stile liberty tipico del periodo fascista, quando cioè venne inaugurata. L'impianto infatti, che in origine si chiamava «Chiaia», entrò in servizio il 20 settembre 1925, con l'attivazione della tratta ferroviaria da Pozzuoli Solfatara a Napoli. Fu poi nel 1927 che ebbe il nome di «Napoli Mergellina». L'edificio venne eretto su disegno di Gaetano Costa e inaugurato come consuetudine del regime il 28 ottobre, data simbolica che ricordava la marcia su Roma del '22. Di particolare pregio è l'esterno, caratterizzato da decorazioni a stucco, pilastri e colonne. Due archi laterali corrispondono ai due accessi della stazione, mentre quello centrale ospita un orologio sorretto da angeli in stucco. Passando invece all'interno, spiccano i due saloni, per gli arrivi e le partenze, entrambi coperti da una volta a botte cassettonata con decorazioni liberty e vetrocemento; tra questi c'è un ambiente adibito fino a pochi anni fa a punto ristoro. Un gioiello di architettura degli anni 20 del 900, che ha il vincolo della Soprintendenza, ma che di fatto è in stato di totale abbandono.

Il declino della stazione ferroviaria è iniziato dieci anni fa. Dal 5 aprile 2009, per ridurre i tempi delle corse dei treni a lunga percorrenza e regolarizzare il servizio metropolitano, insieme alla stazione di Napoli Campi Flegrei ha perso il collegamento diretto a partire dalla stazione di Roma Termini. In origine i binari erano sei; poi con la creazione della linea 6 e del rinnovamento della stazione, i binari 1 e 2 sono stati rimossi e al loro posto è stata realizzata una superficie pedonale che unisce il marciapiede del fabbricato a quello dell'ex binario 3, ora 1. Nel corso di ulteriori lavori sono stati rimossi anche i binari 5 e 6 (sostituiti da una vasta area asfaltata), nonché tutti gli scambi e deviatoi (oltre a un preesistente binario tronco lato direzione piazza Amedeo), lasciando in opera solo il 3 e il 4 (dal 10 aprile 2017 rinumerati rispettivamente 1 e 2). Oggi la stazione è servita solo dai treni della linea 2 della metropolitana.

Fino a pochi anni fa nello scalo c'erano bar, ristoranti, pub, una farmacia, una libreria, una profumeria. Attività che hanno abbassato le serrande lasciando deserta la stazione. L'unico a sopravvivere da quarant'anni è Antonio Minopoli che, oltre ad aver subito vari tentativi di rapine, fa anche da guida per i turisti, dato che il vicino locale dell'Ente turismo è chiuso: «Prima di me c'era mio padre - racconta - ormai siamo rimasti in due a proseguire le attività, io e il tabaccaio di fronte, che però nel weekend e nei festivi chiude. E qui diventa un deserto». Il declino, come racconta il giornalaio, è iniziato con la soppressione del transito dei convogli nazionali. La stazione era il nodo strategico di collegamento per i politici che partivano da Napoli verso la capitale, ma anche Milano e Torino: «la chiamavano la stazione dei parlamentari», ricorda Minopoli. L'abolizione dei treni nazionali ha avuto ripercussioni anche sul flusso turistico diretto al porto di Mergellina: «Chi arrivava qui raggiungeva, in taxi o a piedi, l'imbarco per le isole». Sullo sfondo di un quadro desolante, l'andirivieni di turisti che chiedono info ad Antonio, una volta sbarcati in quella che sulla carta è definita stazione «Gold»: «un paradosso - dice l'edicolante - dato che la funzionalità è zero».
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