Metro Napoli, per i treni guasti
15mila euro al giorno di manutenzione

Sabato 30 Novembre 2019 di Valerio Esca
Nuovi disagi ieri mattina per gli utenti della linea 1 della metropolitana di Napoli per l'ennesimo guasto ad un treno. Alle 8,30 lo stop in quattro stazioni: Toledo, Municipio, Università e Garibaldi. La circolazione è stata limitata al tratto Piscinola-Dante fino alle 10,40. I treni vecchi di trent'anni sono di continuo oggetto di guasti e danneggiamenti, per i quali si spendono milioni di euro, chiaramente non sufficienti, per le manutenzioni ordinarie e straordinarie.

I DATI
I costi delle manutenzioni ordinarie dei treni toccano quota 4,5 milioni, mentre circa un milione viene riservato alle manutenzioni straordinarie (delle quali si occupano due ditte: da Piscinola a Museo la del Bo, da Dante a Garibaldi la Schindler). In tutto circa 5,5 milioni di euro circa all'anno, vale a dire 15mila euro al giorno. Da quanto risulta spulciando il bilancio di esercizio 2018, la cifra totale per le manutenzioni ammonta a 6,6 milioni, grazie ai quali l'Anm riesce a riparare i guasti, non solo ai vagoni, ma anche agli ascensori, agli apparati rotabili, alle opere civili, agli impianti fissi e alle scale mobili. Sul 2 per cento di queste ultime sono in corso le riparazioni. Sono infatti ferme otto scale mobili su 240 presenti nelle 18 stazioni. Gli stop alla circolazione possono dipendere non solo dalla rottura di pezzi o parti meccaniche dei treni, ma anche da problemi legati ai sistemi di scambio a Piscinola o ai sistemi di segnalamento. Gli scambi devono avvenire in totale sicurezza. Se il sistema non dà il via libera ad un treno, parte immediatamente la visita ispettiva sullo scambio. Talvolta può anche dipendere da cause più banali: come una lattina lanciata da un viaggiatore o una pietra che si incaglia tra i binari.

LE RIPARAZIONI
Ad ogni modo, la cifra spesa per le manutenzioni, stando a quanto trapela da Anm, «non è considerata adeguata, tantomeno sufficiente» e ciò, sommato ai treni vetusti, genera un mix di disservizi e continue interruzioni alle corse. Basti pensare che in un anno gli interventi manutentivi sui treni ammontano a circa 50 (più o meno uno a settimana), dei quali una decina catalogati come «eclatanti», ovvero per fatti accidentali che avvengono in orari critici (come quello di ieri mattina) ed altri che rientrano nella manutenzione obbligatoria. I controlli avvengono infatti quando un convoglio raggiunge i 15mila chilometri, con interventi di routine, fino ad arrivare alle revisioni cosiddette «a treno spogliato», cioè quando un vagone viene smontato pezzo per pezzo. Solitamente al raggiungimento dei 350mila chilometri. A quel punto si passano al setaccio il motore, gli impianti e i sottoimpianti. Un piano di manutenzione, quest'ultimo, indicato direttamente dal ministero dei Trasporti. Sempre dal bilancio dell'Anm si può notare come per le manutenzioni esterne, costi da addebitare al Comune di Napoli, si spendano 2,4 milioni di euro, mentre nel 2017 la cifra era molto più salata: 7,3 milioni. In pratica l'ente risparmia più del 30 per cento rispetto agli anni precedenti, ma con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

IL BILANCIO
Per quanto il 2018 sia il primo esercizio finanziario dopo anni che l'Anm (in concordato preventivo da dicembre 2017) chiuda in attivo (con un utile di 8 milioni di euro) restano diverse spine. L'Anm è creditrice di quasi cento milioni dal Comune di Napoli, che detiene il cento per cento dell'Azienda napoletana mobilità. Più precisamente sono 96 i milioni che Palazzo San Giacomo dovrà versare alla società di trasporto pubblico: in pratica i 48 milioni previsti dal contratto di servizio per il 2018 e quelli del 2019 (che il Comune ha deliberato quest'anno e che si spera paghi nel 2020). Mancano nelle casse dell'azienda i 10 milioni dovuti dalla Città metropolitana, mentre l'unica in regola con i pagamenti risulta essere la Regione Campania. La cifra totale dei crediti, al 30 giugno 2019, ammonta a 183 milioni di euro, mentre il debito di Anm tocca i 174 milioni. Tra i debiti contratti dall'azienda spunta quello di 9 milioni con Monte dei Paschi di Siena, ai quali si aggiunge la cifra record del debito verso i fornitori: 78 milioni di euro nel 2018, 64 milioni nel 2017. Ballano poi 759mila euro, per sanzioni non riscosse per irregolarità viaggi: cioè per i portoghesi a bordo di bus, metro e funicolari, che non pagano il biglietto. Sul fronte ricavi: 43 milioni arrivano dalla vendita di ticket e 15 milioni dalla sosta: strisce blu e parcheggi residenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA