«Mia moglie, Sivia Ruotolo, simbolo
della guerra quotidiana anticamorra»

di Lorenzo Clemente*

L’11 giugno di 20 anni fa, mia moglie, Silvia Ruotolo, veniva assassinata in un conflitto a fuoco nel quartiere Arenella. Dopo il momento di strazio e sconcerto, la mia famiglia ed io, accompagnati dalle istituzioni, che furono molto presenti e fattive all’indomani dei fatti, dal Comune di Napoli alla Prefettura, dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle scuole del quartiere alla cittadinanza e sostenuti dalla presenza costante di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, Associazioni nomi e numeri contro le mafie, abbiamo scelto di impegnarci negli anni a seguire per evitare che episodi di efferata violenza criminale camorristica potessero ripetersi e colpire altre famiglie. E' in questo clima che con i miei figli abbiamo iniziato un percorso di riscatto della memoria di Silvia e sviluppato un alto senso delle istituzioni, fiducia nell'agire declinato al collettivo ed impegno che ancora oggi ci accompagna ogni 11 giugno, nella giornata in cui la ricordiamo e nella nostra quotidianità familiare, affinché ciò che ci è accaduto non sia vano.

Dal 1997 in poi la città di Napoli è stata martoriata da altri violenti episodi di violenza camorristica ed altri nomi, storie, famiglie si sono unite alla nostra. Nel 2007, così, insieme ad altri familiari di vittime innocenti del territorio napoletano, e non solo, abbiamo fondato, grazie al continuo sostegno dell'Associazione Libera, il “Coordinamento dei familiari delle vittime innocenti della criminalità” ed esserne stato per lungo tempo presidente ha coinciso con il periodo che posso condividere con voi tutti essere stato il più bello della mia vita.

Nel 2011, invece, insieme ai miei figli, abbiamo scelto di utilizzare il risarcimento economico ottenuto dal processo nel quale ci siamo costituiti parte civile, prima famiglia nella Regione Campania, per dare vita ad una Fondazione a lei dedicata: la Fondazione “Silvia Ruotolo” Onlus - Tutto ciò che libera, tutto ciò che unisce, della quale sono presidente, impegnato nel sostenere progetti educativi per contrastare la devianza della sub-cultura mafiosa e delle altre forme di illegalità, dando il nostro contributo per la costruzione di un mondo più giusto. Quando durante il processo seppi che chi quella mattina aveva sparato quando era un ragazzo, "era entrato e uscito da Nisida", l'Istituto penale minorile della nostra città, decisi che le attività della Fondazione dedicata a mia moglie dovevano favorire iniziative nel mondo della giustizia minorile. Azioni dirette a contrastare contesti economici, culturali e sociali di marginalità. Azioni tese a colmare situazioni di devianza e di emarginazione sociale. Azioni mirate ad accrescere nell’opinione pubblica, nei media, nelle istituzioni pratiche di legalità ed anticorruzione. Promuoviamo così da 6 anni, attraverso molteplici iniziative, lo sviluppo di una cultura antimafia grazie allo stanziamento di borse di studio a sostegno di lavori, analisi e ricerche per diffondere la conoscenza dei fenomeni mafiosi, criminali e di devianza, incontri su tutto il territorio nazionale, programmi dedicati ai ragazzi. Ancora, la Fondazione si impegna per tutelare i diritti civili anche attraverso la promozione della conoscenza della Costituzione Italiana e di una cultura giuridica di base.

Dal 2015, inoltre, la Fondazione è affidataria, attraverso il piano di adozione del Comune di Napoli, degli spazi verdi dei giardinetti di Piazza Medaglie d'Oro intitolati alla memoria di Silvia. Abbiamo finanziato il ripristino dei canestri del campo di Basket, manuteniamo il verde ed abbiamo dato vita alla nascita della prima area di "libera socializzazione per gli amici a 4 zampe" del quartiere. Questo perché Silvia amava gli animali, amava stare all’aperto, amava la bellezza. Silvia è sempre stata in modo disarmante bella, grazie al suo sorriso e alla sua semplicità e luminosità.

I giardini sono nel quartiere Vomero – Arenella, dove vivevamo nel 1997 ed abbiamo deciso di continuare a vivere, diventando ancora di più un simbolo e un punto di riferimento per quanti ogni giorno in questo territorio si adoperano per sostenere i principi di legalità e giustizia sociale.

Vorremmo affermare, insieme, quanto le organizzazioni criminali nei nostri territori non portano alcun tipo di bellezza e ricchezza ma minano il nostro presente e futuro in modo dilaniante, soprattutto dei giovani rendendoli schiavi e giovani cadaveri, inquinando l’economia, minando un modello di sviluppo sano e democratico, incoraggiando il degrado e l’abbandono di spazi pubblici e beni comuni. Le intimidazioni non sono mancate. È una guerra contro il camorrista di turno, nelle azioni e nella mentalità. Ma vinceremo noi. Liberiamo le piazze dall’abbandono e i nostri pensieri dal cinismo. Non aspettiamo che a farlo sia qualcun’altro. Diamo tutti ogni giorno il nostro piccolo ma decisivo contributo. Stiamo in piazza!

*Marito di Silvia Ruotolo
Lunedì 19 Giugno 2017, 10:30
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