Minà cittadino onorario di Napoli:
«Da Diego a Troisi siete nel cuore»

Venerdì 31 Maggio 2019 di Maria Chiara Aulisio
«Sono nato a Torino ma in due città mi sento veramente bene, una è Roma, l'altra è Napoli per la quale nutro un amore profondo. Mi basta anche solo sentire parlare in dialetto e mi metto di buon umore». Così Gianni Minà commenta la decisione della giunta comunale di conferirgli la cittadinanza onoraria - nel corso di una cerimonia sabato 8 giugno, alle 18, nella Sala dei Baroni. «Giornalista, scrittore, conduttore televisivo e comunicatore, Minà - si legge nella delibera firmata da Luigi de Magistris - con i suoi reportage, documentari e interviste, ha fatto la storia del giornalismo italiano e internazionale». Nella sua lunga carriera, il giornalista piemontese ha incrociato diversi personaggi napoletani con i quali, nel tempo, ha stretto rapporti andati ben oltre il lavoro. Da Pino Daniele a Massimo Troisi passando per Diego Armando Maradona che, napoletano, se non lo era, quasi lo diventò.

Un aneddoto sul Pibe de oro?
«Ce ne sarebbero tanti, ne scelgo uno su tutti: dopo la semifinale con l'Italia nei mondiali del 90, eravamo d'accordo che mi avrebbe rilasciato un'intervista. In quel periodo non parlava con i giornalisti. L'Italia era fuori, Maradona aveva segnato l'ultimo rigore. Ricordo che lo trovai negli spogliatoi ancora in tenuta da campo. Iniziai a fargli qualche domanda, in pochi istanti tutti gli altri giornalisti, saranno stati duecento, si precipitarono verso di noi: Diego li guardò e, con tono ironico, disse che potevano anche andar via perché aveva un appuntamento con il signor Minà».

Bella soddisfazione.
«Non più di quando, con Massimo Troisi, mettemmo insieme un pezzo di televisione irripetibile. Diciannove minuti esilaranti entrati di diritto nella storia della tv italiana».

Parla del mitico monologo di Troisi nella puntata del programma «Alta Classe» dedicata a Pino Daniele?
«Registravamo a Viareggio, sotto il tendone, Massimo doveva fare una ospitata, come si dice in gergo, nella trasmissione dedicata a Pino. Quella sera avemmo molti problemi tecnici, alla fine registrammo alle due di notte: in dieci minuti Troisi fu capace di inventare l'antologia comica e ironica della televisione».

 
Che cosa disse?
«Gli avevamo chiesto uno sketch su Pino Daniele, che era il festeggiato, in realtà cominciò a parlare di me, della mia agenda telefonica, infilando battute una dietro l'altra. Ridevo come un matto senza riuscire a dire nulla. Solo dopo ci rendemmo conto che era nato un pezzo di televisione straordinario».

Insomma, una cittadinanza onoraria più che meritata.
«Devo ringraziare Bruno Martirani e i giovani dello Scugnizzo Liberato a cui è venuto in mente il mio nome, e poi il sindaco che è stato d'accordo. Riconoscimenti a parte, i sentimenti che Napoli è riuscita a darmi hanno fatto più dolce la mia vita. È una città, malgrado tutto, che trasmette energie positive. Sto pensando non solo a Pino Daniele ma a Carosone, Peppino di Capri, Roberto Murolo, i Bennato, James Semese, Enzo Avitabile, i ragazzi del liceo Umberto come Dudù La Capria, Francesco Rosi e Patroni Griffi».

Dica la verità: sta pensando anche ai giorni della conquista del primo scudetto.
«Indimenticabili. Ancora rido quando mi torna in mente quella scritta che spuntò sulle mura del cimitero: E che vi siete persi, diceva. Una genialità che solo questa città riesce a esprimere. Peccato che adesso siamo qui a rimpiangere quell'epoca quando Napoli sembrava aver riconquistato il suo ruolo. E non solo dal punto di vista sportivo».

Tempi andati.
«A volte ho la sensazione che abbia dimenticato che cosa significa essere una capitale, una grande città. Ma sono ottimista, Napoli è sempre riuscita a venire fuori anche dai momenti più bui. Ce la farà pure stavolta».
  Ultimo aggiornamento: 13:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA