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Minacciò e pestò un dj: «Qui non suoni», affiliato al clan condannato a 5 anni

Mercoledì 18 Maggio 2022 di Dario Sautto
Minacciò e pestò un dj: «Qui non suoni», affiliato al clan condannato a 5 anni

Le mani del clan D'Alessandro sulla movida della Penisola sorrentina anche attraverso giovanissimi insospettabili della zona: c'è la prima condanna. Si sarebbe presentato come emissario della camorra per imporre a un dj di non esibirsi e, al suo rifiuto, scattò il violento pestaggio. È stato condannato a cinque anni di reclusione Giuseppe Esposito, detto Peppone, 21 anni appena, incensurato di Piano di Sorrento, di mestiere cuoco con la passione per la musica e il «sogno» di diventare boss di camorra, tanto da avvicinarsi ad alcuni affiliati al clan D'Alessandro.

Sul suo profilo Facebook da tempo postava le sue immagini per paragonarsi a un padrino di mafia, ma anche foto insieme a «zio» Massimo Terminiello, pluripregiudicato di Meta, già in cella perché accusato di essere il referente a Sorrento di Nino Spagnuolo, uomo di fiducia del boss stabiese Vincenzo D'Alessandro. Tra l'altro, proprio Terminiello e Spagnuolo stanno affrontando un altro processo per aver imposto i buttafuori ai locali della movida sorrentina. Dallo scorso novembre anche «Peppone» Esposito è in carcere con l'accusa di tentata estorsione e lesioni personali, reati aggravati dal metodo mafioso. Per queste accuse, ha deciso di farsi processare con rito abbreviato, per ottenere uno sconto di pena in caso di condanna. Ieri pomeriggio, il gup del tribunale di Napoli ha condannato Esposito a cinque anni di reclusione, come richiesto dal pm Giuseppe Cimmarotta al termine della sua requisitoria.

Per Esposito scattò l'arresto lo scorso novembre, al termine di indagini condotte dai carabinieri della stazione di Piano di Sorrento e della compagnia di Sorrento e coordinate dalla Dda, scattate dopo la denuncia di un giovane dj. Una denuncia arrivata dopo il violento pestaggio subito e dopo una settimana trascorsa chiuso in casa. Il papà riuscì a convincerlo a fine giugno dello scorso anno, quando i locali e la movida di Sorrento stavano tentando di ripartire, tra nuove norme anticontagio e il calo dei turisti.

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Pochi giorni prima di una serata, ha raccontato la vittima, era stato avvicinato da Esposito. Il dj aveva in programma un'esibizione in un locale di Massa Lubrense. «Fai la prima e l'ultima serata, tu per fare le serate devi chiedere il permesso» gli aveva detto Peppone. Due sere dopo, un altro incontro, alla presenza di un amico: «Allora non hai capito. Io appartengo a Massimo Terminiello, qui sta tutto in mano a noi», al clan D'Alessandro. Dopo aver fatto il gesto dei soldi, per chiedere una parte dell'incasso della serata, Esposito ha aggiunto: «Vengo sotto casa e ti scasso di mazzate. Non hai capito che mi devi rispetto». Dalle minacce era passato ai fatti meno di una settimana dopo. Appostato da quattro persone non lontano da casa, il dj era stato picchiato. Colpi di casco al volto, calci all'addome, pugni. L'episodio era stato ricostruito anche grazie alla videosorveglianza.
 

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