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Minori in coma etilico a Napoli, duello questore-gestori sulla chiusura dei locali

Domenica 24 Aprile 2022 di Leandro Del Gaudio
Minori in coma etilico a Napoli, duello questore-gestori sulla chiusura dei locali

Non ci stanno a subire provvedimenti restrittivi, sono pronti a impugnare eventuali sanzioni, nel tentativo di difendere la propria attività lavorativa. Una strategia legale da parte dei gestori di un bar di Montecalvario, messa in campo all'indomani delle verifiche condotte dalle forze di polizia, che puntano a fare chiarezza su quanto avvenuto a un ragazzino di soli 15 anni lo scorso 10 aprile. Ricordate l'allarme sui media? Parliamo del caso di coma etilico, che ha visto vittima e protagonista uno studente, trovato barcollante in via Bisignano, nel pieno della movida di Chiaia, quella più gettonata a Napoli.

Qual è il punto? Stando alla ricostruzione fatta dalle forze dell'ordine, il ragazzino avrebbe assunto superalcolici («vodka e gin») in un baretto che si trova in zona Quartieri Spagnoli. Poi avrebbe percorso via Toledo, piazza dei Martiri a piedi, per accasciarsi in via Bisignano, per essere salvato dalla polizia municipale. Immediato l'intervento dell'ambulanza, di fronte a un caso di coma etilico, che ha reso necessario l'inizio di una inchiesta. Indagine doverosa, che punta a colpire il commerciante responsabile della vendita di liquori a un ragazzino di 15 anni. Bastano poche ore per focalizzare l'attenzione su uno dei localini che si trovano in un altro punto della città, vale a dire in zona vicoletto Tre Regine. Chiara la ricostruzione operata dalla polizia municipale: dopo essersi ripreso, il ragazzino ha infatti ricostruito la sua serata, indicando il locale di Montecalvario come il luogo dove avrebbe acquistato gli alcolici. E sono partite le contromisure in campo amministrativo. In questi giorni l'esercente è stato raggiunto da una denuncia della polizia municipale - tecnicamente si tratta di una nota propulsiva - che fa da preludio ad una sanzione inevitabile (una probabile chiusura del locale per un periodo fino a sessanta giorni).

Tutto chiaro? Tutto regolare? Un caso sul quale l'esercente promette battaglia, alla luce della richiesta di accesso agli atti fatta dal suo difensore, l'avvocato napoletano Giuseppe De Gregorio. Una battaglia - va detto per inciso - che è destinata a compattare il fronte dei baretti, a proposito di controlli e rispetto delle regole nelle ore clou della movida napoletana. Ma andiamo con ordine, a partire proprio dallo scontro legale destinato a scandire i prossimi giorni, attorno alla storia del ragazzino in coma etilico. Stando alla ricostruzione difensiva, non ci sarebbe alcuna prova che il ragazzino abbia consumato alcol proprio nel locale dei Quartieri spagnoli; in linea generale - si legge nella memoria difensiva - il 15enne potrebbe aver bevuto drink per mano di persone adulte, che avrebbero potuto acquistare da bere legalmente nel locale poi indicato nel corso delle spontanee dichiarazioni. E non è tutto. C'è un'altra domanda su cui è possibile immaginare che ci sia confronto legale: come è possibile percorrere centinaia di metri a piedi, in una condizione di coma etilico? Una battaglia a cui guardano con interesse anche altri esercenti protagonisti della notte napoletana.

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E che ha a che vedere con il regime di controlli, proprio in materia di minori, da disporre nelle ore più caotiche dello struscio by night. Un fenomeno sul quale, appena pochi giorni fa, c'è stato un vertice in Prefettura, fortemente voluto dal prefetto Claudio Palomba e dallo stesso sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Ricordate l'esito dell'ultimo comitato convocato per fare fronte all'emergenza babygang? «Più controlli nelle ore notturne sul fronte della somministrazione di alcol, proprio nelle ore notturne». Un messaggio doveroso, che punta a responsabilizzare il cosiddetto fronte dei baretti, che ribadisce l'esigenza di colpire duro quanti si ostinano ancora a vendere alcol anche a giovanissimi. Una soluzione rigorosa, degna di un Paese civile, che scuote però commercianti e imprenditori, quanto mai interessati a compattarsi contro soluzioni che - dal loro punto di vista - vengono definite «sommarie». 

Ma torniamo alla storia del ragazzino soccorso lo scorso 10 aprile. È il penalista De Gregorio a motivare le ragioni della sua memoria difensiva, in vista di una probabile opposizione, qualora scattassero sanzioni da parte del questore: «In via preliminare - si legge nella nota spedita in Questura - è doveroso sottolineare che l'avere oscurato i dati relativi al minore, non permettendone l'identificazione, è limitativo del diritto di difesa. Non è possibile escludere, in via puramente astratta, l'assenza di pregressi motivi di attrito tra gestore e minore; mentre emergono non poche perplessità in merito alla dinamica ricostruita nel corso della prima parte delle indagini».
E torna su questo punto la questione della distanza tra il luogo della presunta consumazione di alcolici e il punto del coma etilico: «Ancora una volta, non si esclude che il minore protagonista della vicenda possa aver acquistato le bevande alcoliche in altro locale, magari proprio in zona Chiaia». Ma al di là del caso di specie, è logico pensare che quanto avvenuto lo scorso 10 aprile, al netto della doverosa tutela che spetta ai più giovani, sia destinato a diventare il nuovo terreno di scontro che agita il fronte dei baretti. 

Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 08:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA