«Mio figlio autistico non può tornare in classe: manca il prof di sostegno»

Lunedì 16 Settembre 2019 di Mariagiovanna Capone
L'Istituto Sacro Cuore torna a far parlare di sé. Dopo l'apertura al set di «Gomorra», che la scorsa primavera ha fatto storcere il naso ad alcune famiglie per la commistione tra camorra e ambienti elitari sottolineata nella fiction, stavolta la scuola parificata del Vomero è protagonista di una vicenda in cui il protagonista è un bambino autistico. Massimo (nome di fantasia) ha nove anni e da due frequenta l'Istituto. Quest'anno però gli è stato negato l'ingresso.
 
Iscrizione eseguita e pagamenti a giugno come da prassi. Eppure il giorno di orientamento alle famiglie, poco prima dell'inizio dell'anno scolastico, viene comunicato verbalmente alla madre che ci sono «alcuni problemi amministrativi» e di contattare il responsabile di segreteria. Dopo tre giorni (è il 6 settembre, primo giorno di scuola) Massimo entra in classe, mentre finalmente la mamma viene ricevuta in segreteria. La comunicazione: il Sacro Cuore non può sopperire alla maestra di sostegno per Massimo, che deve uscire dalla scuola, e le dicono di rivolgersi altrove.

Il bambino è in aula, insieme ai compagni, e dopo alcune ore di lezione in cui è senza docente di sostegno, viene invitato dal personale dell'Istituto a uscire, tra l'indignazione della mamma, conscia che la scuola sta operando un'ingiustizia. Il danno, per chiunque, è enorme perché è impossibile a scuola iniziata trovare un posto in qualsiasi altra struttura scolastica, che sia statale o privata. «Mio figlio è stato rifiutato perché all'Istituto non conviene più, probabilmente. Bastava dircelo in tempo, mesi fa, quando avrei potuto trovare alternative adeguate. Invece questo modo di agire, a ridosso dell'anno scolastico, ci crea problemi enormi, sia economici che psicologici. Per colpa loro mio figlio perderà un anno, interromperà didattica e condivisione coi compagni che tanto lo stavano aiutando. Ogni mattina si fa trovare pronto con lo zaino perché vuole andare a scuola e mi si spezza il cuore a dover inventare scuse».

Dopo alcuni altri incontri in segreteria la mamma di Massimo decide di sporgere denuncia ai carabinieri e affidarsi a un avvocato per farsi consigliare sul da farsi. «Mio figlio risulta regolarmente iscritto, ho pagato l'iscrizione e l'Istituto Sacro Cuore ha anche incassato la cifra. Ho deciso di tutelarmi perché non vorrei che mi venga detto che sono io a non voler portare il bambino in classe».

Figlio di noti professionisti di Posillipo, Massimo aveva trovato un ambiente equilibrato dove crescere e una maestra di sostegno davvero in gamba che lo aveva fatto migliorare tanto nei rapporti affettivi, al punto che ha instaurato legami splendidi con i compagni di classe. La mamma ha notato il grande miglioramento, continuare lì nonostante i costi, era un gesto naturale. Parliamo di costi che non tutti sono in grado di sostenere: 700 euro l'iscrizione, 880 euro a bimestre (per Massimo sceso a 546 euro perché non faceva il tempo pieno, sempre su negazione della scuola). Costi non bassi, cui la Fondazione Romano Guardini cui appartiene l'istituto, dovrebbe compensare con fondi ricevuti dal Miur e provvedere ad assegnare la maestra di sostegno.

L'istituto, che ha inaugurato l'anno scolastico sul tema della diversità, disabilità e integrazione, attualmente ospita solo un'altra alunna disabile. «Sono andati via tutti negli anni» denuncia la madre che ora è disperata. «Cerco una scuola che possa ospitare mio figlio, non voglio fargli interrompere l'anno senza aiuto, didattica e sostegno. I bambini con disturbi dello spettro autistico sono assai delicati, Massimo lì si era ambientato ma tra tenerlo a casa senza far nulla e ricominciare da zero in un altro posto, è migliore la seconda opzione».

«Lancio un appello a chiunque possa darmi una mano - conclude la madre del ragazzo - affinché Massimo torni tra i banchi di scuola e non sia discriminato». In questi giorni, tantissime le scuole, sia statali che parificate, dove la mamma di Massimo ha chiesto se ci fosse disponibilità e la risposta, tra il rammarico e la comprensione di tutti venendo a sapere i motivi, è stata sempre la stessa: «È troppo tardi».
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