Morte sul traghetto a Napoli:
cinque gli indagati

di Leandro Del Gaudio

Non è stata una manovra fatta male, non c’è stato alcun errore nell’ingranare la marcia o nel dare un’improvvisa accelerata all’auto. No, niente di tutto questo, niente di quanto si era ipotizzato sulle prime. 
C’è stato un clamoroso errore nella sistemazione del ponte interno alla nave, quello che solitamente ospita le auto destinate a finre sull’anello superiore: qualcuno ha semplicemente dimenticato di piazzare una ringhiera alla fine del ponte, provocando un volo di qualche metro di una Citroen grigio metallizzata che si è schiantata nella stiva. Un volto che ha ucciso un cittadino indonesiano ed ha ferito gravemente la sua compagna. È questa la dinamica dell’incidente mortale avvenuto domenica sera all’interno del traghetto veloce attraccato alle banchine della Immacolatella vecchia e destinato a salpare alla volta di Palermo. Sono cinque gli indagati, alla luce di quanto emerge dagli avvisi di garanzia che sono stati notificati in questi giorni, per consentire di partecipare all’autopsia sul corpo dell’indonesiano ucciso. 

Sotto inchiesta finiscono Gennaro Ilardo, primo ufficiale di carico; Paolo Esposito secondo ufficiale di carico; Luigi Russo, nostromo; Carlo Muscariello, caposquadra; oltre a Maurizio Ruggirello, che era al volante della Citroen e che si è limitato a seguire le indicazioni che gli sono state date per parcheggiare l’auto nell’anello superiore, l’autista che non si è accorto della mancanza di una ringhiera in grado di delimitare la sua manovra. Chiaro il ragionamento fatto dalla Procura di Napoli, che ha distinto le posizioni tra i quattro dipendenti della compagnia di navigazione rispetto a quella dell’autista: se per il conducente della Citroen l’accusa è di omicidio colposo, per i quattro dipendenti della compagnia di navigazione, gli inquirenti fanno un ragionamento diverso. In sintesi, l’accusa è di omicidio colposo, con l’aggravante della violazione delle norme sugli infortuni sul luogo di lavoro, norme che servono a tutelare in questo caso, sia i dipendenti sia i passeggeri del mezzo. Inchiesta condotta dai pm Michele Caroppoli e Lucio Giuliano, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, che punta a fare chiarezza su un episodio inquietante. Grazie agli accertamenti condotti dalla Capitaneria di porto (al lavoro gli ufficiali di pg Pasquetti e Perrotta), c’è la ricostruzione della dinamica di un incidente unico nel suo genere. Sono le 18,30 di domenica sera, il traghetto veloce per Palermo è saldamente legato alle banchine del porto di Napoli, mare calmo, un discreto afflusso alla biglietteria per i primi viaggi delle vacanze. 
LA RINGHIERA
Viene abbassato il ponte di poppa, vengono fatte entrare le prime auto, tocca alla Citroen grigia. È quella guidata da un poliziotto in vacanza con la famiglia, accanto all’autista c’è la moglie, mentre nei sedili posteriori due bambini. L’auto percorre parte del ponte, poi entra nella pancia della nave, sale sulla rampa che porta all’anello superiore, fino a percorrere interamente l’area superiore, per poi rovinare drammaticamente verso il basso. A terra restano due corpi, uno dei quali senza vita. Come un meteorite, come un macigno sul corpo di un turista indonesiano. Scarpe e indumenti sparpagliati a terra, una valigia distrutta. Orrore, senso di impotenza e incomprensione nello sguardo degli altri passeggeri, c’è chi non riesce neppure ad urlare per lo spavento, per l’incredulità. Come è stato possibile? Cosa accade in una nave per famiglie, un mezzo di trasporto nuovo e sicuro, che percorre da sempre la tratta sull’asse Napoli-Palermo senza mai aver fatto registrare momenti di pericolo? Un momento di distrazione - sembra di capire - una clamorosa falla nel protocollo di imbarco e di sicurezza, che ha provocato dolore e morte. Tocca ora alle singole parti presentare le conclusioni, dimostrare la propria versione dei fatti nel corso di un’inchiesta che punta a fare chiarezza sulla morte di un uomo e sul ferimento della propria compagna. Sullo strano salto nel vuoto di un’auto condotta a filo di gas nella barca delle vacanze pronta a salpare come ogni giorno verso la Sicilia, in un tran tran costretto a fare i conti con un probabile momento di amnesia nella gestione dell’imbarco. 
Giovedì 21 Giugno 2018, 23:00 - Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 16:31
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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 5 commenti presenti
2018-06-23 06:08:36
A Napoli facciamo tutto superficialmente
2018-06-22 23:01:08
I ponti mobili comportano che poi la ringhiera deve essere creata una volta posizionato il ponte sempre tutte le volte. Ma alla base non è il menefreghismo dell’equipaggio ma anche la fretta imposta dalle politiche della società armatrice correre, la stanchezza creano l’errore umano. Ma su queste navi si fa tutto insieme questo è un altro motivo. Perché si fanno operazioni contemporaneamente su tutti i ponti, la logica vorrebbe prima carico sopra e poi sotto. È assurdo morire così. La colpa è comunque della fretta e di quelli che si occupavano in quel punto specifico della nave. Il primo ufficiale doveva controllare e se tutto a posto si ordina l’imbarco non prima. Procedure di sicurezza non seguite e comunque la ringhiera non sarebbe stata comunque idonea a evitare l’errore di manovra sono ringhiere volanti di ponti volanti, più sicure le navi con ponti fissi oppure prima carichi su e poi sotto fatta salva la stabilità della nave oppure una operazione alla volta se all’inverso.
2018-06-22 22:19:48
"Non è stata una manovra fatta male, non c’è stato alcun errore nell’ingranare la marcia o nel dare un’improvvisa accelerata all’auto. No, niente di tutto questo, niente di quanto si era ipotizzato sulle prime. " . Così scrive Il Mattino . Per poi aggiungere che il guidatore è indagato per omicidio colposo. Congratulazioni per la coerenza.
2018-06-22 19:32:46
velocizzare, queste sono le regole degli imbarchi e sbarchi dei passeggeri sulle navi,tprovate ad imbarcarvi durante il periodo estivo e vedete cosa succede, tutto questo a discapito della sicurezza
2018-06-22 17:10:41
superficialità, leggerezza, irresponsabilità- nessuno fà il proprio lavoro e nessuno lo fà bene- molti non conoscono neppure le norme di sicurezza , non le hanno mai lette e probabilmente anche gli ufficiali e sottufficiali, non sono responsabilizzati al massimo- quando poi diventa tutto routine- stiamo freschi

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