Morto in carcere con la febbre alta, cinque indagati a Poggioreale

di Maria Pirro

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Sono cinque gli indagati per la morte di Claudio Volpe, il detenuto 34enne accompagnato per due volte al punto di primo soccorso, nel carcere di Poggioreale, domenica scorsa perché aveva la febbre alta ma, al terzo accesso, subito dopo cena, non c'era più nulla da fare.

Per chiarire le cause del decesso, questa mattina viene conferito l'incarico ai periti, tre indicati dalla procura, più i medici legali scelti dalle parti. Rappresenta la famiglia del giovane, l'avvocato Luca Tortora, affiancato dal dottore Antonio Palmieri. Ovviamente, la notifica degli avvisi di garanzia al professionista che ha visitato il 34enne e agli altri operatori è un atto dovuto perché possano seguire fasi irripetibili dell'inchiesta. E, si muove, come previsto dalle nuove procedure, avviando una indagine interna, anche l'amministrazione penitenziaria con i dirigenti dell'Asl. «Ma il sovraffollamento crea pesanti disagi», ammette Lorenzo Acampora, direttore del dipartimento di tutela della salute negli istituti penitenziari della città. Solo a Poggioreale ci sono, infatti, 2411 detenuti anziché i 1680 previsti, circa 800 in più, con inevitabili ripercussioni sull'assistenza sanitaria. Una su tutte: «Il centro clinico accoglie in media 70 ammalati anziché 45. E, ogni pomeriggio, la guardia medica in ciascun reparto è chiamata a visitare una settantina di pazienti». E, per gli interventi chirurgici, negli ospedali i posti dedicati ai reclusi sono insufficienti: «Per un'ernia inguinale loro aspettano anche un anno e mezzo dalla prenotazione». Criticità esposte ieri al commissario Asl Ciro Verdoliva, in visita nel carcere.
Venerdì 15 Febbraio 2019, 12:30
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