Morto di Covid a Napoli, riesumazione e autopsia: dieci medici indagati per omicidio colposo, ecco i nomi. Nel mirino dei pm ospedale Sorrento e Loreto Mare

Venerdì 3 Luglio 2020 di Leandro Del Gaudio

Hanno deciso di imprimere una svolta, di firmare un atto per molti versi inedito, che potrebbe aprire un nuovo fronte nelle inchieste sui decessi avvenuti in Campania nel pieno della pandemia. È così che la Procura di Torre Annunziata (ufficio guidato dal procuratore Nunzio Fragliasso) ha deciso di procedere alla riesumazione della salma di Luigi Starita, cittadino di Piano di Sorrento, deceduto alla fine dello scorso marzo. Ricordate il caso? È stato ricostruito lo scorso giugno dal Mattino, a proposito dell’inutile attesa da parte di un intero nucleo familiare di un tampone o di cure specialistiche in grado di contrastare il virus. Mercoledì l’autopsia, secondo quanto disposto dal pm Barba, che ha spedito dieci avvisi di garanzia. Omicidio colposo, l’ipotesi. 

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Stando alla lettura degli avvisi, sotto inchiesta finisce il medico di famiglia di Luigi Starita, ma anche alcuni medici dell’ospedale di Sorrento dove, dopo il paziente venne ricoverato per qualche giorno, oltre a medici e sanitari del Loreto mare, dove arrivò in condizioni ormai disperate. Chiara la strategia investigativa: si punta a stabilire se ci sono state responsabilità o ritardi nelle cure somministrate, a partire dai primi sintomi manifestati da Luigi Starita. Agli atti una denuncia di Viviana Starita, figlia dell’uomo deceduto, rappresentata dall’avvocato napoletano Gennaro Razzino. Tempra di ferro, buone condizioni di salute, Luigi Starita aveva 75 anni quando, all’inizio di marzo, è rimasto contagiato dal virus.

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A leggere la lista delle persone indagate, compare il nome di Federico Coppola, medico di famiglia; ma anche medici e sanitari che lavorano in costiera, vale a dire Rossana Galasso, Elvira Giaquinto, Pietro De Nicola, Luca Allocca, Maurizio D’Antonio, Vincenzo Terrone; oltre ai camici bianchi del Loreto mare, vale a dire Giovanni Spagnuolo, Barbara Primerano, Salvatore Visconti. Doverosa a questo punto una precisazione: l’avviso di accertamento irripetibile non va considerato come una sentenza di condanna, ma rappresenta un momento di accertamento di un’ipotesi di reato, un atto a garanzia degli stessi professionisti coinvolti, nel tentativo di verificare la fondatezza delle accuse. Tutti i soggetti indagati avranno dunque modo di sostenere le proprie ragioni, nel tentativo di evidenziare la correttezza della propria condotta.

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Ma torniamo all’inchiesta sulla morte di Luigi Starita. Cosa ha spinto la Procura a riesumare la salma a tre mesi dal suo decesso? E cosa si spera di trovare da un corpo tumulato all’inizio di aprile? Torniamo ai primissimi giorni del lockdown: è l’otto marzo quando Starita inizia a manifestare tosse stizzosa e febbre alta. Stando alla denuncia, al telefono il medico di famiglia si sarebbe limitato a tranquillizzare la famiglia di Luigi Starita. Si arriva al 14 marzo, quando le condizioni di salute di Starita degenerano, al punto tale che, il medico - sempre al telefono - prescrive una infiltrazione di Rocefin e Bentelan, senza però avanzare richiesta di tampone o di ricovero in ospedale. Ma a leggere le pagine della denuncia (che - va ricordato - restano al momento una versione di parte), i giorni seguenti si trasformano in una vera agonia. Peggiorano le condizioni di salute, Starita ottiene la visita di due sanitari della guardia medica, che si limitano a constatare l’esistenza di una bronchite in corso e a disporre una cura a base di sciroppo sedativo e vitamina b. Anche in questo caso, niente tampone. Inutile sollevare perplessità, tanto che a una precisa richiesta della famiglia, i due sanitari rispondono anche in modo piccato. Inevitabile una domanda: non si fece il tampone perché in quei giorni non ce ne erano a disposizione o per negligenza da parte di qualcuno?
 


E non è finita. Arriviamo al 19 marzo, altro allarme disperato, arriva finalmente un’ambulanza del 118, i cui sanitari si limitano a chiedere (senza uscire dall’ambulanza) alla figlia di andare ad acquistare una bombola d’ossigeno (ampliando il potenziale rischio di contagio a Piano). Ha spiegato Viviana Starita al Mattino: «Da sola ho somministrato l’ossigeno a mio padre». Poi il ricovero all’ospedale di Sorrento, dove mancavano gli antivirali, tanto da spingere ancora la figlia a fare una ricerca personale di medicinali, con tanto di pec ai carabinieri e al prefetto, per ottenerne la consegna. Intanto, è il 24 marzo, quando Luigi Starita viene trasferito al Loreto Mare, mentre dal Cotugno arriva il tampone che accerta, ormai con un ritardo irritante, la positività da coronavirus. Il 30 marzo, il decesso. Quattro ore prima di morire, anche l’Asl segnala alla famiglia che Luigi Starita è positivo al Covid. Uno scenario su cui si attendono le conclusioni del pm, a partire dalla esumazione della salma. 
 

Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 19:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA