Motorizzazione di Napoli, tutti assolti dopo otto anni: i giudici sconfessano l'inchiesta

Giovedì 25 Giugno 2020 di Leandro Del Gaudio
Motorizzazione di Napoli, tutti assolti dopo otto anni: i giudici sconfessano l'inchiesta

Assolto con la formula più ampia - «perché il fatto non sussiste - dopo un processo durato otto anni e che lo ha visto anche finire per sei mesi in carcere. È il caso dell'ormai ex imputato Domenico Silvestre, titolare di autoscuole a Napoli, ma anche nei comuni di Villaricca e Quarto.

Giugno 2012, Silvestre finisce in carcere con l'accusa di essere stato capo e promotore di una associazione per delinquere, radicata in tutto il territorio nazionale (Milano, Busto Arsizio, Napoli, Villaricca, Calabria) finalizzata a commettere corruzioni e falsi. Stando agli atti, Silvestre avrebbe avuto la capacità di controllare ed orientare diversi funzionari della Motorizzazione Civile di Napoli, corrompendoli per ottenere centinaia di patenti di cittadini italiani e stranieri, ma anche organizzando corsi abilitanti falsi ed altre certificazioni amministrative ritenute mendaci. Un giro di affari di due milioni di euro, sempre secondo le accuse, tanto che a finire agli arresti anche alcuni funzionari amministrativi e dipendenti della motorizzazione civile di Napoli.

Un assunto accusatorio interamente ribaltato dall'assoluzione firmata di recente dai giudici della settima sezione penale (presidente Marta Di Stefano, giudici a latere Scandone e Lotti), che hanno accolto la ricostruzione difensiva dell'avvocato Roberto Imperatore. Stesso dispositivo anche per gli altri imputati (difesi dagli avvocati Antonio Di Marco, Luciano Pesce, Fabio Salvi e Alfonso Trapuzzano), al termine di un processo che ha ribaltato le ipotesi iniziali.

Spiega l'avvocato Imperatore: «Sono grato ai giudici del Tribunale di Napoli per avere pienamente condiviso le tesi prospettate dalla difesa e, naturalmente, felice di avere contribuito a restituire libertà, dignità ed onore all'imprenditore Domenico Silvestre che, all'esito del processo, risulta accertato non avesse corrotto nessuno, falsificato nulla e, men che mai, promosso e capeggiato una associazione per delinquere». 

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