Movida a Napoli, rivolta contro gazebo e tavolini selvaggi: «Abusi in un locale su due»

«Viviamo in una situazione di pedonalità negate e di spazi occupati anche dagli ambulanti»

TAVOLINO SELVAGGIO In via Toledo i pedoni non hanno più spazio per camminare
TAVOLINO SELVAGGIO In via Toledo i pedoni non hanno più spazio per camminare
di Gennaro Di Biase
Giovedì 30 Maggio 2024, 10:00 - Ultimo agg. 10:03
5 Minuti di Lettura

Caso dehors e occupazioni di suolo: i residenti chiedono di «essere ascoltati dall'amministrazione, come le associazioni di baristi e ristoratori». I comitati sono contrari al nuovo regolamento comunale per sedie, gazebo e tavolini. Se n’è parlato ieri, nella Conference Web “Speciale dialoghi cittadini sulla vivibilità, le città non sono beni di consumo”. L’evento ha coinvolto circa 60 rappresentanti di comitati, tra cui varie associazioni di residenti sparse per l’Italia e contrarie alle agevolazioni annunciate per le occupazioni di suolo anche dal governo, che lavora a una legge delega. I cittadini mirano, tra l’altro, alla costituzione di un Comitato nazionale di residenti e pensano a una data in cui manifestare in tutto il Paese. Tra i principali promotori dell’incontro c’è il Comitato Vivibilità Cittadina partenopeo, cui è vicino il consigliere comunale Gennaro Esposito. Proprio lui, nelle scorse ore, ha rilevato che Palazzo San Giacomo «ha 34 milioni di Cosap (Canone occupazione suolo pubblico, ndr) non riscossi nei confronti dei commercianti: solo il 50% degli esercenti paga regolarmente. Non si può concedere a questa categoria ulteriore spazio pubblico». 

I temi 

Non solo Napoli, con residenti da Chiaia Viva e Vivibile, Mezzocannone e Decumani. All’incontro hanno partecipato comitati da Roma, dall’isola della Maddalena, da Caserta (con Italia Nostra) e Catania.

Due i temi principali del dibattito: da una parte il governo nazionale, con le nuove regole annunciate dal ministro Urso. Dall’altro lato, le regole nuove napoletane sui dehors. «Urso - recita la descrizione dell’evento - ha annunciato che la deroga Covid per le occupazioni di suolo pubblico diventerà la regola. Il Comune di Napoli, per non essere da meno, è il primo che aggiunge ulteriori norme per allargare la possibilità di occupare il suolo pubblico a scopo commerciale. Una manovra che avviene in piena campagna elettorale per le Europee è evidente che è l’occasione per “comprare” i voti della lobby. Le città, in particolare quelle metropolitane e i centri storici, sono ormai invasi da tavoli e sedie tanto da impedire anche il passaggio dei mezzi di soccorso e il regolare flusso veicolare». 

Le critiche 

Cittadini esasperati. «Viviamo in una situazione di pedonalità negate e di spazi occupati anche dagli ambulanti - osserva Luca Lombardi, architetto e residente ai Decumani - In queste condizioni manca il rispetto per turisti e residenti». «Più della metà dei nostri dehors è fuorilegge, da piazza Trieste e Trento a Chiaia - dice Caterina Rodinò, leader del Comitato Chiaia Viva e Vivibile - I commercianti non rispettano misure e dimensioni delle occupazioni. L’amministrazione ha deciso di favorire l’economia del drink-food a discapito della vivibilità. C’è un problema di sicurezza per disabili, pompieri e ambulanze. Chiediamo di essere ascoltati dal Comune, così come i commercianti. Si lavori a un dossier su come viene calpestato il patrimonio Unesco, e poi lo si consegni a Parigi». «Non si vede più la statua del Dio Nilo - chiarisce Antonio Pelella - Lo spazio pubblico è di tutti: mi domando perché non si facciano le linee a terra per smascherare gli abusi. Con 15 metri quadrati interni se ne occupano 50 in strada: è inammissibile. Oppure, riapriamo le Ztl: erano state istituite come spazi per i cittadini, ma non ne abbiamo. Quindi lancio questa provocazione: riapriamole». «Il suolo pubblico è occupato per il 60%-70% da tavolini e sedie - conclude Raffaele Aragona - Ora questa legge intende stabilizzare lo status quo del post-Covid. Dall’inizio della pandemia a oggi, le occupazioni sono aumentate del 500%. La superficie di occupazione esterna andrebbe parametrata alle dimensioni di ristoranti e bar e non è ammissibile che i camerieri possano attraversare la strada per servire i clienti». «Da Napoli non si esclude una class action», dice Gianni Citarella del Comitato Vivibilità Cittadina.

 

La proposta

Va ricordato che l’amministrazione Manfredi, con l’assessore al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato, ha lavorato a due delibere: una che ha ristretto la possibilità di aprire nuovi bar e ristoranti per tre anni nel centro storico Unesco. L’altra che ammette solo artigiani a San Gregorio Armeno. Misure concrete, che non hanno spento lo scontento e i disagi dei residenti. Parliamo, comunque, di una battaglia che include tutta la nazione. «Abbiamo una proposta - spiegano dal Coordinamento dei Comitati di Catania - In questi giorni sono stati ascoltati alla Camera i commercianti, proponiamo l’ascolto anche dei residenti». «Bisogna trovare strategie più impattanti per farci ascoltare - aggiunge Simonetta Marcellini da Roma - Il politically correct non paga più.

Qualcuno sta pensando di occupare il Lungotevere. L’alcol minorile impazza a Trastevere: c'è un’illegalità istituzionalizzata».

© RIPRODUZIONE RISERVATA