Napoli, crolla ex monastero ai Tribunali: cinque operai estratti vivi sotto le macerie

Venerdì 16 Marzo 2018

Il muro perimetrale della chiesa San Paolo Maggiore è crollato, nella zona dei Tribunali, nel cuore di Napoli. Sul posto stavano lavorando cinque operai: quattro sono riusciti a evitare il crollo, il quarto è stato estratto vivo dalle macerie dai vigili del fuoco e portato al pronto soccorso in codice rosso. Tutti e quattro sono stati accompagnati in ospedale per accertamenti, in due sono stati ricoverati: uno 33 anni, l'altro 45 anni, hanno subito un politrauma maggiore con traumi da caduta, da schiacciamento e lacerazioni. «Gli operai - ha riferito all'Ansa il direttore generale dell'ospedale Cardarelli, Ciro Verdoliva - sono gravi ma sono vigili. I medici stanno prestando loro la massima attenzione e sono in corso i trattamenti necessari. Al momento - ha aggiunto - non è ancora possibile fornire una prognosi definita e pertanto per ora sono in prognosi riservata». 
 

 

Luigi Disidoro è stato tra i primi ad arrivare nell'area del centro storico di Napoli. «Ho trovato un operaio con la testa rotta, spaventato - dice - poi sono entrato dentro per aiutare altri due operai che però non volevano lasciare il posto perchè sapevano che uno di loro era sotto le macerie. Non volevano lasciarlo e abbiamo dovuto insistere per portarli in ospedale. L'area era piena di polvere, così tanta che a stento si riusciva a respirare».

Hanno scavato con le mani, con il pericolo di ulteriori crolli, in quelli che vengono definiti «momenti interminabili». Domenico Caputo, vice dirigente dei Vigili del fuoco, racconta le operazioni di soccorso dell'operaio che è rimasto sotto le macerie. «Abbiamo trovato l'operaio sepolto e altri due che erano stati sbalzati fuori - racconta - abbiamo scavato con le mani perché c'erano situazioni pericolanti e utilizzare mezzi meccanici avrebbe comportato delle vibrazioni e quindi il rischio di altri distacchi». Secondo Caputo, quello che è successo «è stato il crollo di due pilastri con le rispettive volte nel chiostro del convento». Da qui a individuare le cause, al momento, è complicato: «Bisogna ricostruire il progetto di cantiere, adesso non si può dire nulla». A chi gli chiede se gli operai erano in condizioni di sicurezza, con caschi indossati e tute specifiche, Caputo risponde: «abbiamo estratto l'operaio tirandolo attraverso gli abiti, aveva bisogno di ossigeno, di acqua».
 


Tutta l'area del monastero San Paolo è stata posto sequestro. Il crollo è avvenuto all'interno del complesso di San Paolo Maggiore, in un chiostro interno con ingresso su via San Paolo, a pochi passi da via dei Tribunali. Accertamenti e rilievi dei vigili del fuoco sono in corso per fare in modo che la parte confinante, dove vivono religiosi e dove alcune stanze vengono anche affittate agli studenti, continui ad essere utilizzata.

Forse la pioggia «ma anche un quadro fessurativo pregresso molto grave che forse doveva essere puntellato meglio». È presto per individuare la causa del crollo ma, secondo il geometra Pezzella dell'ufficio sicurezza abitativa del Comune di Napoli, sarebbero queste le ipotesi al vaglio. «Quello che sappiamo ora è che durante i lavori di ristrutturazione del convento, credo regolarmente autorizzati dalla Soprintendenza, è crollata una parte dell'arcata del cortile antico coinvolgendo gli operai. Per fortuna, tranne uno che sembra in condizioni gravi, gli altri stanno bene».

Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA