Tre napoletani scomparsi in Messico: i familiari accusano la polizia

Sabato 17 Febbraio 2018 di Giuseppe Crimaldi

Diciannove giorni senza più notizie. Un’eternità. Ora dopo ora, i familiari dei tre desaparecidos napoletani dei quali non si hanno più tracce dal 31 dicembre scorso invocano verità e giustizia. Perché nessuno può sparire nel nulla, come invece è accaduto a Raffaele Russo, a suo figlio Antonio e a suo nipote Vincenzo Cimmino.
Ed invece dal Messico tutto tace. Tacciono le autorità governative. Tace il corpo di polizia locale, lo stesso sul quale si sono addensate - per anni - nuvole ed ombre nere in relazione ai comportamenti a dir poco inquietanti su come vengono trattati gli stranieri in quel Paese. Tacciono i presunti sequestratori dei tre napoletani, ammesso che di sequestro di persona si tratti. E, dal canto suo, anche il ministero degli Esteri fa sapere che mai come in questo momento è necessaria la massima discrezione. La Procura di Roma ha intanto aperto un fascicolo sul casocontro ignoti, mentre ieri sera familiari e amici hanno partecipato ad una fiaccolata. Ma dove si trovano i tre napoletani scomparsi il 31 gennaio scorso? Il nostro giornale ieri ha diffuso - nella pagina online - in esclusiva l’ultimo messaggio di due dei tre «desaparecidos». Un file audio inquietante, perché chiama in causa direttamente alcuni uomini in divisa della polizia messicana, corpo tristemente noto alle cronache che richiamano la morte e la scomparsa di altri italiani, e napoletani.
 

Una polizia corrotta. Senza mezzi termini. Forse è arrivato il momento di lasciare alla diplomazia la diplomazia, e ai margini di trattativa una trattativa che - chissà - anche questa volta non riuscirà a far rientrare a casa chi è stato sequestrato senza motivo. La paura cresce di ora in ora. Nessuna richiesta di riscatto è stata avanzata ai familiari delle famiglie Russo e Cimmino. A Ciudad de Guzman, cittadina nella quale avevano deciso di risiedere i tre napoletani spariti nel nulla dal 31 gennaio, resta ancora uno dei figli di Raffaele Russo. «Aspetto ancora una telefonata, un segnale. Ma finora, niente», fa sapere tramite i suoi familiari.
 
Prima ipotesi. Più scorre il tempo e più aumenta l’angoscia. E - a questo punto - nell’assordante silenzio delle autorità messicane, incapaci di governare e sopprimere il livello ormai debordante di corruzione delle sue stesse forze dell’ordine - non resta che immaginare gli scenari prossimi venturi. 

Il primo: Raffaele Russo, suo figlio Antonio ed il nipote Vincenzo Cimmino sono caduti in una trappola. Un congegno ad orologeria organizzato da chi - indossando una divisa - dovrebbe definirsi «servitore dello Stato». Concetto, questo, da sempre mal digerito dalle forze dell’ordine della nazione centroamericana (grazie a tante complicità anche in alto loco). Un sequestro di persona, insomma. Ben congegnato, al punto da far cadere la prima «preda», cioè Raffaele Russo; e - subito dopo - i suoi due familiari scesi in macchina a cercarlo. Il nostro giornale è in grado di confermare un particolare mai smentito dalle autorità messicane: le due auto bianche noleggiate dai napoletani - marca Honda, tipo CRV - sono state ritrovate - vuote e con gli sportelli aperti - lungo una strada sterrata di Tecalitlan, l’una a fianco all’altra. Circostanza che alimenta ulteriori paure. Silenzio assordante anche da parte dei mass media messicani. Quasi che tre europei scomparsi nel nulla non rappresentasse una notizia degna di nota. 

La prima ipotesi resta dunque quella di un sequestro di persona, al quale - considerati i file audio dei whatsapp lanciati a Cimmino e Russo junior prima di scomparire in un terribile cono d’ombra, nel pomeriggio del 31 dicembre - nessuno in Messico sembra dar credito. Almeno finora.

Seconda ipotesi. I «magliari» - termine col quale si identificano gli ambulanti napoletani che talvolta approfittano della buona fede degli acquirenti, vendendo loro i cosiddetti pacchi (leggi: truffe belle e buone), questa volta avrebbero pestato i piedi alle persone sbagliate. Gli «sgarri», specie quando vengono portati alle persone sbagliate, comportano un prezzo. E in Messico - nazione in cui la densità criminale è tra le più alte al mondo - incappare nel «cliente» sbagliato è cosa da mettere nel conto.

Terza ipotesi. È la più oscura, e al momento impenetrabile. I tre napoletani dei quali non si hanno più tracce da ormai quasi tre settimane potrebbero avere imboccato un tunnel nero: accettando di scendere a patti con personaggi legati al narcotraffico internazionale. Circostanza, questa, respinta decisamente dai familiari dei Russo e dei Cimmino. E in realtà nulla, scrutando tra le pieghe del casellario giudiziario dei tre scomparsi, lascia spazio a questa ipotesi.

Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 18:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA