Messico, fossa comune con 29 corpi: test del Dna per individuare i napoletani scomparsi

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Paolo Barbuto
Messico, fossa comune con 29 corpi: test del Dna per individuare i napoletani scomparsi

Formalmente non sono mai state interrotte le ricerche dei tre napoletani scomparsi in Messico; in realtà non sono mai iniziate per davvero. Proprio oggi cade il secondo anniversario della sparizione nel nulla di Antonio Russo, Vincenzo Cimmino e Raffaele Russo, prelevati da una pattuglia della polizia locale della cittadina di Tecalitlan il 31 gennaio del 2018 e da quel momento mai più ritrovati.

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I parenti a Napoli continuano a sperare con tenacia, gli investigatori messicani hanno abbandonato l’ipotesi di poter ritrovare in vita i tre “desaparecidos” italiani che potrebbero essere stati consegnati a malviventi del potente e violento cartello “Jalisco Nueva Generacion”. Nelle ultime ore proprio nel territorio di Jalisco, dove si trova la cittadina di Tecalitlan, è stata scoperta una nuova fossa comune con 29 corpi senza nome: si tratta dell’ennesima scoperta di cimiteri di malavita che, soprattutto in quella zona, vengono ritrovati con una spettrale continuità. 
Dal dicembre del 2018 ad oggi nelle fosse clandestine sono stati recuperati più di mille cadaveri. Anche nell’ultimo caso, come purtroppo avviene sempre più spesso, sono stati diffusi dettagli su quel che resta dei corpi: scarpe, brandelli di abiti, monili. Le foto vengono inviate ai parenti delle migliaia di persone scomparse in Messico per tentare un primo riconoscimento. In alcuni casi si passa all’esame del Dna come potrebbe avvenire anche in questa occasione nel tentativo di capire se in quella fossa ci sono anche i resti dei tre napoletani.
 

 

In Italia la famiglia non ha mai smesso di battersi per tenere accesi i fari su una vicenda dai contorni ancora totalmente indefiniti. Il primo a sparire è stato Raffaele Russo, padre di Antonio e Zio di Vincenzo che sarebbero spariti poche ore dopo. Del 60enne napoletano si persero le tracce mentre si trovava a Tecalitlan, figlio e nipote dopo alcune ore senza ricevere notizie si mossero verso la città dove furono intercettati e fermati da una pattuglia della polizia locale. Un messaggio audio è stato l’ultimo contatto con le famiglie a Napoli: spiegavano di essere stati fermati e invitati a seguire l’auto della polizia. Da quel momento non c’è stata più nessuna notizia.

I napoletani erano in Messico per vendere, porta a porta, attrezzature elettriche. Si tratta di un’attività molto diffusa in quel Paese, spesso sono gli italiani a portarla avanti.
 

Poche ore dopo la scomparsa vennero fermati quattro poliziotti della cittadina messicana, accusati di aver prelevato gli italiani su ordine del loro comandante che è tutt’ora latitante. Una prima porzione di verità venne fuori dagli interrogatori di quelle persone, attualmente ancora sotto processo: dissero di aver portato gli italiani su una strada di montagna e di averli consegnati a tale “Don Angel” che non sapevano chi fosse. Secondo gli investigatori quell’uomo era un rappresentante del cartello malavitoso della zona. Nell’estate del 2018 con una brutale esecuzione venne ucciso l’ex sindaco di Tecalitlan, Víctor Díaz Contreras e gli inquirenti ipotizzarono un legame con la sparizione degli italiani; lo scorso mese di luglio è stato assassinato anche il fratello di Contreras, Edgar, in un clima di violenza e tensione che non accenna a diminuire. Nello scorso autunno la commissione statale dei diritti umani ha mandato un invito alla regione messicana di Jalisco affinché prosegua incessantemente nelle ricerche degli scomparsi che sono stati 84 fra il 2017 e il 2018, fra questi anche i tre napoletani.

Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 08:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA