Napoli, 15enne accoltellato al Vomero: «Aggrediti da un gruppo ​di ventenni senza alcun motivo»

Lunedì 11 Dicembre 2017 di Melina Chiapparino

«Adesso vi picchiamo». Quelle parole rimbombano ancora nella testa del 15enne ricoverato nel reparto di chirurgia d'urgenza dell'ospedale Cardarelli. Sull'addome c'è un grande cerotto che copre i segni dell'operazione e il respiro è affaticato ma i ricordi della serata da incubo, trascorsa sabato, sono chiari e lucidi. «Siamo stati aggrediti da almeno 15 persone, senza motivo - racconta il giovane con un filo di voce - non avevamo fatto nulla e stavamo per andare a mangiare un panino come accade ogni sabato». Accanto al suo letto, Luciana, la mamma, ha gli occhi lucidi dalla rabbia e dal dolore perché «non è possibile aspettare che un figlio faccia ritorno a casa dice - e ritrovarsi in ospedale, pregando che possa continuare a vivere».

Luigi, nome di fantasia per tutelare il minore, è il primogenito di 4 figli. Il padre fa l'artigiano, la mamma è casalinga, lui studia all'istituto alberghiero «Vittorio Veneto» di Scampia e vive a Piscinola dove frequenta da anni sempre la stessa comitiva di coetanei, quella con cui si trovava sabato sera. «Un gruppo di ragazzi che dimostravano tutti tra i 20 e i 25 anni ci ha fermati in via Merliani - spiega Luigi - chiedendoci di dove eravamo». A quel punto il 15enne risponde «Siamo di Piscinola» e prontamente, dal folto gruppo dei ragazzi più grandi, uno gli urla «ve ne dovete andare». Passano pochi secondi tra la risposta dei ragazzini e l'aggressione alla comitiva dei 5 minorenni, di cui uno solo riesce a fuggire. «Gli ho risposto che ce ne andavamo e ci siamo girati per allontanarci continua il 15enne loro ci hanno tirati per i giubbini e ci hanno detto che ci avrebbero picchiati, cominciando a colpirci tutti con calci e pugni». In una manciata di istanti, Luigi viene sbattuto con violenza contro una saracinesca e si rannicchia a terra cercando di parare i colpi che gli scaricano addosso almeno 5 persone. La vista gli si annebbia e nella confusione sente le urla degli amici ma nessuno interviene per aiutarli. «Erano le 22 e c'erano molti ragazzi in giro ma nessuno si è messo in mezzo per darci una mano - solo quando gli aggressori si sono allontanati, alcune persone ci hanno aiutato a rialzarci, accompagnandoci alla metropolitana».

I ragazzini, ritornano in metrò e Luigi telefona a casa dicendo ai genitori di prenderlo alla fermata di Piscinola ma, per non allarmarli, dice che non si sente bene. Nel vagone sono in 4 perché l'amico riuscito a sfuggire al raid, non riescono più a contattarlo. I compagni di Luigi, seppure doloranti e con evidenti segni di ecchimosi in volto, fanno meno fatica di lui a camminare. Il 15enne ha un dolore fitto all'addome, si piega dal dolore ma resiste fino a casa dove anche i genitori immaginano abbia qualche costola rotta. Lo strato di vestiti ed il cappotto di Luigi, non mostrano il sangue delle ferite e solo in ospedale i medici scopriranno che il 15enne ha ricevuto 3 coltellate che gli hanno procurato aria nel cavo pleurico, necessitando l'intervento chirurgico.

 

«Quando i dottori mi hanno detto che dovevo operarmi, ho pensato che ormai era finita e ho avuto paura di morire - racconta il giovane adesso mi sento miracolato e non riesco a credere che si possa rischiare la vita senza aver fatto nulla». «Ci chiediamo dove erano le forze dell'ordine» aggiungono i genitori di Luigi che si rivolgono proprio alle istituzioni quando indignati si chiedono «come si può far uscire il proprio figlio, quando accadono queste violenze nell'indifferenza di tutti».
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Ultimo aggiornamento: 08:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA