Diciassettenne accoltella la ex a Napoli, la preside: «La didattica a distanza ha peggiorato i suoi problemi»

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Melina Chiapparino

«Condanno la violenza ma quanto accaduto è una delle più gravi conseguenze dei mali della didattica a distanza». Antonella Giugliano, dirigente del Liceo artistico statale di Napoli non dubita sul fatto che «la mancanza di socialità e dell’ambiente educativo scolastico stia creando un corto circuito tra gli studenti più fragili e problematici, come il 17enne che ha aggredito l’ex fidanzatina». 

 

Che tipo di studente era il minore arrestato dai carabinieri?
«Si tratta di un ragazzo che proveniva da un istituto professionale, dopo una bocciatura e che frequenta da due anni il liceo artistico. Non brillava per rendimento, era poco motivato nonostante gli stimoli dei professori ma non possiamo definirlo un tipo che creava problemi. È più corretto descriverlo come uno studente che laddove si creava la situazione ludica o di disturbo, non se ne ritraeva ma ne approfittava. Non è mai stato protagonista di azioni violente ma il vero problema sono state le videolezioni».

In che senso?
«Fin dalla sua iscrizione ero rimasta colpita dall’atteggiamento distaccato e riottoso del minore a differenza della madre che ci teneva molto affinché studiasse. Nonostante questa opposizione, quando la scuola era in presenza, il ragazzo mostrava in qualche modo la sua buona volontà nel seguire le lezioni. Da quando abbiamo attivato la didattica a distanza, praticamente non ha mai partecipato alle videolezioni e questo è stato più volte segnalato dai nostri professori e dal coordinatore di classe ai familiari. Si era estraniato e ha preso il sopravvento la sua fragilità».

Crede che la scuola avrebbe potuto “salvarlo”?
«Il liceo artistico ha team di professori che sono molto attenti al lato umano dei ragazzi e hanno cercato di fare il possibile per il minore, insistendo anche con le segnalazioni alla famiglia. Di certo, siamo penalizzati dalla didattica a distanza. Sono convinta che se ci fossero dei progetti per i ragazzi problematici, come è accaduto per i diversamente abili affinché continuassero la presenza, molte situazioni si potrebbero arginare. Non stiamo parlando del ragazzo più difficile della scuola ve lo assicuro. A mio giudizio personale, quello che sta accadendo ai giovani che non vivono più la socialità è peggio del virus». 

Cosa pensa dell’azione violenta commessa?
«Condanno in assoluto il gesto di violenza ma, da insegnante ed educatrice, devo per forza interrogarmi sul fatto che sia emersa una fragilità ed una incapacità di gestire i no della vita. Non posso fare a meno di notare, che i figli di questo tempo con restrizioni, videolezioni e la mancanza di socialità rischiano di diventare piccoli fuorilegge. I ragazzi hanno bisogno di attenzione e di esempi e posso assicurarvi che applichiamo questa filosofia nel nostro liceo artistico dove registriamo zero episodi di bullismo e un grande clima inclusivo».

Vuole lasciare un messaggio al suo studente?
«Chi commette violenza, deve pagare e deve riabilitarsi. Da donna, oltre che da dirigente scolastica, ci tengo particolarmente affinché passi il messaggio che le ragazze e il mondo femminile, in generale, va sempre rispettato e nessun gesto aggressivo può essere giustificato. Allo stesso tempo, noi comunità scolastica di docenti perdoniamo il nostro studente che deve impegnarsi a recuperare sé stesso». 

Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 11:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA