Napoli, giustizia flop: 4mila condannati ancora a piede libero

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Leandro Del Gaudio, Valentino Di Giacomo
Napoli, giustizia flop: 4mila condannati ancora a piede libero

Ha avuto la possibilità di coltivare i propri interessi, di spostarsi da una città all’altra del Paese, di continuare a gestire le proprie cose. Ha potuto stringere mani, incrociare persone, tessere relazioni. E poi trasferire in altri contesti europei, in particolare in Ungheria, le proprie attività, facendosi beffa del lavoro svolto sul suo conto da un intero sistema giudiziario: della Procura, che nel 2011 lo indicò come responsabile di reati societari, dei giudici che lo hanno condannato in via definitiva lo scorso luglio a 5 anni di reclusione. Poi, lo scorso 15 gennaio, è stato arrestato. Un arresto da un lato casuale, dall’altro grazie allo zelo dei finanzieri diretti dal Comandante provinciale Gabriele Failla.

Al termine di un semplice controllo del green pass, mentre festeggiava un compleanno in una pizzeria di Agnano. Ed è così che è finito agli arresti Andrea Vetromile, nome non nuovo agli archivi giudiziari (e giornalistici) napoletani, per essere finito nelle trame di una inchiesta legata alla compravendita di senatori e la gestione economica dello storico quotidiano L’Avanti!. Figura chiave per i pm napoletani, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, quando nel 2008 scattò l’inchiesta sulla compravendita dei parlamentari addebitata a Silvio Berlusconi per la caduta del governo Prodi. Vetromile era infatti consulente dell’ex senatore Sergio De Gregorio (ex Idv con Antonio Di Pietro, poi passato nel centrodestra) e consulente del lavoro di Walter Lavitola, anche lui finito in più indagini riguardanti Berlusconi. Per l’accusa di compravendita di parlamentari l’ex premier ha visto il reato essere definitivamente prescritto in Cassazione. 

Vetromile era stato condannato a cinque anni di reclusione, ma la sentenza non era stata eseguita. Al commercialista era stata affidata la gestione di un’azienda dal Tribunale fallimentare, ma era stato denunciato per estorsione. Da luglio fino a 10 giorni era formalmente un fantasma. Per il suo arresto fatale è stato un controllo del certificato verde in una pizzeria di Agnano ad opera della guardia di finanza. Ad agire i militari di Frattamaggiore diretti dal Maggiore Carmine Bellucci ai quali erano stato affidati i controlli nell’area flegrea. Alla vista dei finanzieri Vetromile è apparso subito nervoso, proprio quell’agitazione ha suggerito ai militari di incrociare i dati mostrati dal green pass con quelli in possesso della centrale operativa. Sul monitor è subito scattato l’alert: quel soggetto che mangiava la pizza deve scontare 5 anni di reclusione. Vetromile ha prima simulato un malessere fisico, poi ha compreso che non c’era più scampo e per lui si sono aperte le porte di un penitenziario, anche se con alcuni mesi di ritardo. 

Proprio come Vetromile, all’ombra del distretto di corte di Appello di Napoli ci sono almeno altre 4mila persone, che dovrebbero essere arrestate ma sono a piede libero. Un caso sul quale in questi anni c’è stato un lavoro capillare, fortemente voluto dal presidente di corte di appello Giuseppe De Carolis, che è riuscito - a partire dal 2016 - a svelare la massa di sentenze non eseguite e ad abbattere una parte cospicua dell’arretrato. Basta fare riferimento a qualche numero: nel 2016 ne erano 12mila le condanne non eseguite, oggi il numero più basso ma il trend è decisamente positivo. Fatto sta che a Napoli circolano migliaia di pregiudicati con la fedina penale pulita, il cui casellario giudiziario è intonso, al netto dei processi e delle condanne subite. Ma torniamo al caso Vetromile, ex braccio destro del senatore Sergio De Gregorio, riemerso da un passato in cui il suo fascicolo sembrava diventato lettera morta. 

Secondo quanto è emerso, Vetromile da tempo faceva la spola tra Italia e l’Ungheria, dove risulta residente. Un caso emblematico, quello del commercialista, che basta da solo a riproporre all’attenzione dell’opinione pubblica, ma anche degli stessi organi giudiziari un caso tutto napoletano, che qualche anno fa - era il 2016 - divenne un problema di interesse nazionale: quello delle sentenze definitive non eseguite. C’è un mondo intero in quelle carte. Sono per lo più reati comuni, non aggravati dal fine mafioso (che come spesso accade attirano un’attenzione particolare), che raccontano di vite e soprusi di migliaia di cittadini: furti, rapine, estorsioni, truffe, reati non associativi per i quali c’è stato lavoro in aula, magari anche nei tre gradi di giudizio. Migliaia di cittadini che si sono costituiti parte civile, che hanno denunciato e che hanno raccontato i torti subiti, ottenendo un verdetto in loro favore. Che, al di là di eventuali statuizioni civili (parliamo di risarcimento del danno) sono rimasti lettera morta.

Spiega il presidente De Carolis: «Quando ho preso possesso dell’ufficio, feci una ricognizione, le contai una per una. Ne erano 40mila le sentenze, 12mila delle quali di condanna, le altre di assoluzione e prescrizione (che pure vanno notificate). Abbiamo abbattuto un arretrato decennale, oggi abbiamo un arretrato di due anni, con un trend in positivo. È stato come scalare una montagna, decisivo il lavoro creato in sintonia con la Procura e le altre sezioni del distretto».

 

Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 11:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA