Napoli, agente eroe ucciso: il pm chiede il processo per due imputati

Omicidio durante una rapina in gioielleria, in aula 38 anni dopo

Napoli, agente eroe ucciso: il pm chiede il processo
Napoli, agente eroe ucciso: il pm chiede il processo
Leandro Del Gaudiodi Leandro Del Gaudio
Mercoledì 29 Maggio 2024, 16:23 - Ultimo agg. 17:39
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Soprintendente di polizia ucciso mentre tentava di sventare una rapina in gioielleria, il pm chiede il processo a carico dei due imputati.

La svolta è arrivata appena pochi giorni fa, quando il pm Maurizio De Marco ha chiesto il rinvio a giudizio per il delitto di Domenico Attianese, il poliziotto colpito a morte il 4 dicembre del 1986, a carico di Salvatore Allard e Giovanni Rendina, indicati come responsabili di un'aggressione culminata nell'omicidio.

Resta al momento sullo sfondo il nome di un terzo personaggio che 38 anni fa aggredì il poliziotto che aveva tentato di sventare la rapina nel negozio di Pianura.

Indagine che esce rafforzata dall'udienza del Tribunale del Riesame di Napoli, che ha confermato la gravità degli indizi raccolti, che ruotano attorno alla testimonianza della figlia della vittima, ascoltata di recente dai pm della Procura di Napoli come testimone di accusa, ma anche sul lavoro della scientifca, che ha messo in rilievo - alla luce di nuove tecniche - alcune impronte digitali lasciate dagli aggressori all'interno del negozio.

Di recente, il Riesame ha scarcerato Allard, perché nei suoi confronti le esigenze cautelari si sarebbero affievolite. In sintesi - è il ragionamento dei giudici - Allard ha trascorso una lunga parte della sua vita in cella, per poi fare ritorno a una vita normale, senza alcun inciampo con la giustizia.

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Vive al Nord, in provincia di Cuneo, si sarebbe ravveduto (senza mai confessare il delitto, senza mai fare un passo in avanti), dove svolge attività lavorative e dedite al volontariato. C'è da attendere a questo punto quale sarà la sua condotta processuale, quando - da uomo libero - sarà in aula e dinanzi al giudice (e ai parenti della vittima) con l'accusa di aver ucciso un poliziotto durante il suo lavoro. Resta invece detenuto Rendina, indicato come uno dei rapinatori assassini.

Era una mattinata di freddo invernale, quel quattro dicembre del 1986, quando tre banditi fecero irruzione all'interno di una gioielleria di Pianura. Il primo è rimasto senza nome. Era vestito in modo elegante, sembrava un cliente interessato a fare acquisti prima di Natale. Lasciò la porta blindata aperta (favorendo l'ingresso dei due complici). A lanciare l'allarme fu la figlia di Attianese. Il soprintendente scelto entrò nel negozio, oppose strenua resistenza all'aggressione, fu centrato da un colpo alla testa. Trentotto anni dopo, si attende giustizia. 

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