Babyboss ucciso con un colpo di pistola alla schiena, a Forcella si teme una vendetta

Giovedì 2 Luglio 2015 di Viviana Lanza
Emanuele Sibilllo, uno dei babyboss del centro storico, vent’anni non ancora compiuti, è stato ucciso con un colpo alla schiena intorno alle due di notte. Qualcuno deve aver provato a soccorrerlo lasciandolo davanti all’ingresso dell’ospedale Loreto Mare ma era già morto.



È un delitto destinato ad avere ripercussioni sugli equilibri criminali della zona del centro storico e ad acuire la tensione che, lì, tra i vicoli del cuore di Napoli, è già alta da tempo. Le indagini sono affidate alla squadra mobile guidata dal primo dirigente Fausto Lamparelli e ai carabinieri. Gli investigatori sospettano che Sibillo sia stato ucciso in via Oronzio Costa, la strada non distante da Castel Capuano teatro delle più recenti scorribande armate. A sostenere questa ipotesi, il ritrovamento di 13 bossoli di tre diversi calibri e il racconto di qualche residente che ha detto di aver udito colpi di pistola.



Cosa succederà? I sismografi dell’Antimafia sono attentissimi a rilevare ogni minimo segnale. Si teme una vendetta. Nonostante la giovane età, Emanuele Sibillo aveva un ruolo e un carisma che pesavano negli equilibri dei nuovi cartelli malavitosi della zona.



Il 9 giugno scorso era sfuggito al maxiblitz che si concluse con 60 arresti. Riuscì a evitare le manette ed era in fuga assieme al fratello Pasquale, detto Lino, ora ricercato numero uno. I killer di qualche gruppo rivale lo hanno trovato prima degli investigatori e lo hanno finito con un colpo alla schiena nella notte. Perché E’ mistero sulle circostanze dell’agguato. Chi voleva la morte del giovane boss? Dagli atti dell’ultima inchiesta sulla storia di Forcella emergono ricostruzioni che lasciano ipotizzare più potenziali mandanti. Più di una persona avrebbe potuto volere la morte del rampollo di mala. Del resto anche in passato è accaduto che componenti della famiglia Sibillo finissero nel mirino, ma si trattò sempre di avvertimenti o agguati falliti. Nell’inchiesta si ricostruivano l’agguato a cui scampò il padre Vincenzo e quello in cui il fratello Lino riuscì a far salva la vita.



Attraverso intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, gli inquirenti avevano tracciato inoltre un profilo del giovanissimo Emanuele: carismatico, a capo di una banda di babycriminali, una «paranza di bimbi» per dirla con le parole del gip. Era ricercato per l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico e estorsione, e dalla Procura per i minorenni era indagato per alcune azioni armate, come presunto mandante di un‘aggressione ordinata per vendetta, per il ferimento di uomo del clan Mazzarella e tra i presunti istigatori dell’omicidio di un ragazzo nel parcheggio di una discoteca per una sigaretta negata.



Aveva appena 17 anni quando la polizia, interrompendo un summit di camorra, lo trovò seduto al tavolo con criminali di rango. Ora si indaga sulla sua morte.



Nella cartina geo-criminale i Sibillo risultano alleati con i Giuliano jr, la terza generazione della storica famiglia di Forcella, e con i fratelli Brunetti e il gruppo Amirante. Il cartello mira a monopolizzare il controllo sul malaffare (in primis droga e estorsioni a pizzerie, ambulanti e prostitute) tra via Tribunali, Forcella e la Maddalena. Sullo sfondo lo scontro mai sanato con i Mazzarella, il clan della vecchia camorra.



Secondo gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Napoli, l'omicidio potrebbe essere avvenuto in via Costa, a Forcella, dove i residenti hanno udito colpi d'arma da fuoco e dove la Polizia ha trovato 13 bossoli di tre diversi calibri.



Sibillo era latitante dallo scorso 9 giugno: sfuggì a una operazione anticamorra della Polizia che si conclusa con oltre 60 arresti. Qualche giorno fa, sempre a Forcella, tre giovani sono rimasti feriti in una sparatoria. Uno è ancora in gravi condizioni in ospedale.
Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 09:56