Napoli, arresti nella notte: sgominato il clan Giannelli, controllava anche i parcheggiatori abusivi

Mercoledì 18 Novembre 2020

Voleva rientrare in affari Rodolfo Zinco, detto 'o gemello, dopo la sua scarcerazione. Un'intenzione che entrava in contrasto con il clan che nel frattempo si era impossessato della gestione del crimine in quell'area di Napoli. E proprio per questa ragione venne attirato in una trappola e ucciso a colpi di pistola, praticamente davanti casa. Tra i destinatari delle misure cautelari eseguite dai carabinieri oggi, figurano anche il mandante e gli esecutori materiali dell'omicidio di Zinco, attirato in una trappola e assassinato il 22 aprile 2015, a distanza di poco tempo dalla sua scarcerazione. Si tratta di Alessandro Giannelli e di Maurizio Bitondo, Antonio Calone e Patrizio Allard.

Zinco, dopo la detenzione, voleva tornare ad avere un ruolo in quella zona della città, e finì in contrasto con Giannelli. Il suo clan gestiva le estorsioni, il traffico di droga ma anche il parcheggio abusivo nell'area flegrea di Napoli il clan Giannelli, un affare lucroso in quella zona della città grazie alla presenza di discoteche e locali notturni di Napoli «gettonatissimi». Secondo quanto emerge dall'indagine della Dda di Napoli (sostituti procuratori Francesco De Falco e Giorgia De Ponte), il clan, che agiva tra via Cavalleggeri d'Aosta, Coroglio, Agnano e Bagnoli sotto l'influenza del più potente clan Licciardi (facente parte della cosiddetta Alleanza di Secondigliano) aveva affidato precisi incarichi ai suoi affiliati, che controllavano il territorio e impedivano - anche con la forza - qualsiasi intromissione non autorizzata.

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Oggi i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno notificato 16 provvedimenti cautelari tra la provincia di Napoli, Caserta, Roma e Forlì ad altrettanti presunti appartenenti alla camorra accusati di associazione di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, estorsione, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, porto e uso illegale d'armi da fuoco ed altro. I parcheggiatori abusivi venivano retribuiti regolarmente: con un corrispettivo in denaro fisso, giornaliero o settimanale, oppure con il pagamento di una percentuale sull'incasso (pari a 1.500-2.000 euro a parcheggio nelle serate di maggiore affluenza, come i weekend).

I proventi finivano, talvolta, anche interamente nelle casse del clan. Ma il clan si occupava anche di droga ed estorsioni, in contrapposizione con un'altra fazione malavitosa, quella degli «Esposito-Nappi-Bitonto», che faceva anch'essa affari nella medesima zona della città. Nel corso delle indagini sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza anche in relazione al tentativo teso ad uccidere Alessandro Giannelli e uno dei suoi uomini, Roberto Pinto, per controversie sorte nell'ambito del controllo del traffico di droga con la famiglia facente capo Agostino Monti destinatario di un raid a colpi di kalashnikov contro le abitazioni riconducibili della famiglia Monti.

Ultimo aggiornamento: 20:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA