Bomba in pizzeria da Sorbillo, pronto l'identikit dell'attentatore

Venerdì 18 Gennaio 2019 di Giuseppe Crimaldi

Un doppio avvertimento. Le fitte nebbie che avvolgevano il misterioso attentato dinamitardo messo a segno due notti fa in via Tribunali contro l'ingresso della pizzeria Sorbillo cominciano a diradarsi. Anche ieri le luci degli uffici della Squadra mobile della Questura di Napoli sono rimaste accese, anche di notte: segno che l'intenso lavoro investigativo teso a identificare il misterioso bombarolo ripreso da alcune telecamere di videosorveglianza dello storico locale va avanti senza sosta.

Nella tarda serata di ieri dal fittissimo riserbo imposto dagli inquirenti all'indagine filtra un'indiscrezione, non confermata ufficialmente: la Polizia di Stato, grazie al lavoro coordinato tra la Mobile, la Scientifica e il commissariato Decumani, avrebbero identificato l'attentatore. Notizia, ripetiamo, tutta da verificare. Un dato è invece certo: dopo una prima scrematura, gli investigatori si stanno soffermando su una rosa di nomi, tutti potenziali sospettati. Almeno quattro. Un ruolo decisivo, capace di imprimere l'auspicata rapida accelerazione delle indagini sarebbe giunta proprio dal certosino lavoro svolto dagli esperti della Polizia scientifica diretta da Concetta Esposito. Questo vuol dire che c'è un identikit del ricercato.
 
Ma nella giornata di ieri il quadro investigativo si è arricchito anche di un nuovo elemento. Diciamo subito in premessa che - dinanzi a indagini complesse e delicate come questa - è doveroso non tralasciare alcun elemento, e questo giustifica l'attenzione degli inquirenti verso un particolare inedito.

Nello stabile in cui si trova la pizzeria di Gino Sorbillo risiede un personaggio già noto alle forze dell'ordine. Un uomo il cui nome è stato associato - negli anni terribili della faida combattuta tra i Giuliano-Sibillo e i Buonerba-Mazzarella - allo spaccio di droga. Oggi quella stessa persona si è rimessa in carreggiata, aprendo addirittura un locale di ristorazione che dista soltanto pochi metri dalla storica pizzeria presa di mira un proprio locale di risto-pizzeria.

Questa circostanza non può essere sottovalutata dalla Mobile, che ora cerca di capire se l'obiettivo del raid intimidatorio di matrice camorristica potesse essere proprio lui, il titolare di quel locale che abita anche nell'appartamento sovrastante l'ingresso di Sorbillo. Coincidenze? O, piuttosto, ci sono aspetti da approfondire ulteriormente?

E così, a questo punto, si potrebbe anche intravedere un'altra causale: quella del «doppio avvertimento», teso cioè sia per intimorire una vecchia conoscenza (con la quale certi personaggi di malaffare potrebbero avere ancora qualche conto in sospeso); e sia colpire uno dei simboli della Napoli che resta in prima linea nell'affermazione della legalità e contro ogni sopraffazione criminale: Gino Sorbillo, appunto, e la sua azienda conosciuta in tutto il mondo.

Naturalmente chi indaga non ha mai smesso di dragare anche altri fondali, nel tentativo di far emergere la verità. Ci si è infatti soffermati anche su una pista «marginale»: quella di una vendetta maturata da qualche testa calda, magari un cliente insoddisfatto o che per motivi al momento imperscrutabili possa nutrire rancore nei confronti di chi lavora nel locale preso di mira.

Ultimo aggiornamento: 14:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA