Buche, Napoli chiede i danni:
10mila cause contro il Comune

Mercoledì 23 Gennaio 2019 di Paolo Barbuto
Di primo acchito l’assessore Mario Calabrese, che si occupa anche della manutenzione delle strade di Napoli, quando sente che c’è da affrontare il tema della città-gruviera risponde «non so che dire». Poi, ve lo anticipiamo, dirà tanto; eppure quella risposta data di getto racconta tante cose, appare paradossale di fronte a una realtà fatta di buche e pericoli, che i napoletani conoscono bene.
L’assessore è infastidito, sostiene di poter spiegare qualunque cosa ma alla fine le critiche (dal nostro giornale) arriveranno comunque, perché c’è un teorema già costruito e impossibile da scardinare. «Queste foto potrebbero essere state scattate ovunque in Italia, in Europa e nel mondo. Quando si abbassano le temperature e piove le strade possono rompersi. La tesi quindi qual è? Che in inverno si rompono le strade?». Nessuna tesi precostituita, per carità, anzi dopo aver saputo questi dettagli, siamo certi che a Stoccolma o a Reykjavik (posti leggermente più freddini e innevati rispetto a Napoli) l’asfalto sia in condizioni drammatiche. 
 
Ci perdoneranno i lettori se il resoconto fotografico è incompleto. Abbiamo percorso la città per quanto ci è stato possibile, negli ultimi due giorni, per cercare i dissesti: ne abbiamo trovati tanti ma non c’è stato spazio per tutte le foto, sicuramente non ci saremo accorti di tante altre voragini.
Il fatto è che le buche non conoscono confini e non badano all’importanza del quartiere; le strade si spaccano a Chiaia e a Ponticelli, al Vomero e a Poggioreale, alla Sanità e a Posillipo, con la stessa frequenza e gli stessi risultati: ciclomotori che finiscono a terra, automobili con danni agli pneumatici e alle coppe dell’olio. Dicono che perfino i nuovi autobus, appena arrivati in città, abbiamo fatto i conti con i dissesti: paraurti staccati, elettronica in tilt. Tutta colpa delle buche di Napoli, dicono...
E il Comune che fa? Facile guardarsi intorno e dire che non fa proprio niente ma non sarebbe corretto. Per sapere bisogna chiedere e aspettare le risposte: «Dal 2013 ad oggi sul fronte della manutenzione ordinaria è straordinaria programmata sono stati eseguiti interventi su circa 75 km di strade. In tal senso pur non potendo certamente affermare che le nostre strade sono in perfetto stato di manutenzione possiamo sostenere di aver superato lo stato emergenziale degli anni scorsi e di aver ricondotto il fenomeno dell’ammaloramento delle pavimentazioni stradali ad un livello fisiologico», si tratta di parole testuali, così come vergate dall’assessore Calabrese.

L’assessore ha pure spiegato che c’è grande attività da parte del «Pis», il pronto intervento stradale varato nel 2014 che, parole di Calabrese, effettua 30mila interventi ogni anno. Insomma, dal 2014 ad oggi sarebbero circa 150mila i lavori di sistemazione rapida delle strade malridotte: numeri da brivido.
E siccome i numeri consentono di comprendere bene le cose abbiamo deciso di approfondire. A Napoli esistono 3.200 toponimi che corrispondono ad altrettante strade, da quelle più ampie ai vicoletti del centro storico. Se è vero, come è innegabilmente vero, che gli interventi straordinari sono stati 150mila, significa che in media ogni strada della città dal 2014 ad oggi, ha subito 46 interventi di riparazione. Onestamente, a uno sguardo superficiale e sicuramente disattento, non si direbbe che ogni strada della città ha ricevuto così tante visite degli operai, ma probabilmente è un problema nostro: siamo incapaci di coglierne i segni.

A cogliere i segni dei dissesti sono invece migliaia di napoletani che dopo aver subito un danno per via di una buca si rivolgono al tribunale per chiedere i danni: «Ho inviato una richiesta formale all’Avvocatura di Palazzo San Giacomo per sapere con precisione qual è il numero di cause intentate contro il Comune - spiega Nino Simeone che regge la commissione trasporti - sento che sarebbero più di diecimila e ne sono attonito. Qui c’è in gioco la sicurezza dei cittadini, degli autisti dei bus, e magari anche una porzione del bilancio che rischia di essere risucchiata dalla richieste di risarcimento». Naturalmente dalla montagna di cause bisogna estrapolare quelle dei furbi e dei truffatori che cercano di fare cassa a spese del Comune. La questione dei risarcimenti, però, non è di secondaria importanza: «Meglio usare quei denari per sistemare le strade piuttosto che versarli a chi s’è fatto male per via dei dissesti», chiosa Simeone.

Intanto va segnalato che nel solo 2018 sono stati progettati 70 interventi di manutenzione stradale per un valore di 125 milioni di euro, quei lavori partiranno «man mano che si renderanno disponibili risorse di bilancio o risorse derivanti da finanziamenti», spiega l’assessore Calabrese. A proposito, il Comune sta anche varando il «Pavement Management System» con finanziamenti ministeriali: si tratta, spiega Calabrese, di un «modello di ausilio ai tecnici per programmare gli interventi sul territorio», speriamo che serva a prevenire le buche...

 Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA