Napoli, le mani della camorra sul «pezzotto» delle tv

Domenica 20 Ottobre 2019 di Leandro Del Gaudio
Succede che, se ti metti a gestire un volume di affari da sei milioni e mezzo l’anno, ti ritrovi la camorra addosso. E sei costretto a prendere le misure rispetto ad un clan sanguinario come i Lo Russo, ma anche rispetto ai tuoi ex soci, ora più che mai interessati a rubarti il mestiere. Storia tutta napoletana, quella di Franco Maccarelli, indicato dalla Finanza come il genio della cosiddetta «pezzotto tv», finito al centro di un’indagine condotta dalla Procura di Napoli (e prima ancora da quella romana), ma anche nelle mire della camorra cittadina. Residenza a Secondigliano, uffici in una torre del Centro direzionale, viaggi a Malta, vero e proprio centro strategico per i traffici di Iptv (internet protocol television), eccolo il (basso) profilo dell’uomo che - secondo i pm - avrebbe venduto flussi televisivi pirati a milioni di utenti europei. Un genio degli affari e dell’informatica, costretto a schivare - oltre che gli inquirenti - anche clan e scissionisti (nel senso di ex soci desiderosi di spodestarlo). 
 
È lo scenario emerso da un’informativa del nucleo speciale frodi tecnologiche della Finanza, che dedica centinaia di pagine al giro di affari di Maccarelli e alle insidie del suo mestiere. Atti al Riesame, dopo un sequestro di schede e computer, scrivono gli inquirenti: «Si presume che l’enorme giro di affari sotteso all’attività de quo abbia inoltre attirato l’interesse della criminalità organizzata; a suffragio di tale ipotesi viene riportato uno stralcio di una conversazione Skype tra il Maccarelli e l’utente Akerisat, allo stato non identificato, ove si fa palese riferimento ad un’estorsione posta in essere da esponenti del clan Lo Russo». Ed è proprio in questa conversazione che il genio dell’informatica pubblica una notizia letta sul sito on line del Mattino, a proposito di una «sparatoria Lo Russo», per far comprendere al suo interlocutore (probabilmente non napoletano) la portata della richiesta ricevuta. Le mani della camorra sul pezzotto tv? Di sicuro qualcuno a Miano aveva compreso qualcosa della doppia vita del manager napoletano. Difeso dal penalista Carlo De Pascale, Maccarelli punta a dimostrare la trasparenza della propria condotta di imprenditore e uomo d’affari nel seguito delle indagini, in uno scenario in cui tutti i soggetti coinvolti vanno considerati estranei alle accuse mosse dai pm, almeno fino a prova contraria. Inchiesta coordinata dal pm Valeria Sico e dall’aggiunto Vincenzo Piscitelli, partiamo dai numeri. Scrivono i finanzieri: «Una stima delle movimentazioni annuali del Maccarelli ammonterebbero a circa 6 milioni e mezzo», grazie all’analisi dei rapporti accesi presso istituti bancari diversi. 

Ma andiamo a vedere chi sono i presunti soci o rivali di Maccarelli. C’è un capitolo a parte che riguarda la scissione dalla Team Dvs, la struttura del Maccarelli, che riconduce a tale Patrizio Danza: è un collaboratore di Maccarelli, che crea la Mvs, poi diventata principale competitor del capo. Scrivono gli inquirenti: «L’unica minaccia reale, in grado addirittura di alterare l’andamento del mercato Iptv creato dallo stesso Maccarelli, è proprio l’enorme quantità di attacchi hacker, che hanno comportato la creazione di un mercato nero (derivato dal già mercato illegale dell’Iptv) con prezzi per gli utenti finali di soli 2.5 euro al mese». In sintesi, se in un bar o all’angolo della strada, qualche amico vi proponeva l’affare di comprare per soli 20 euro tutto il pacchetto di Sky (sport e animazione), oggi «il prezzo agli utenti finali può arrivare a soli euro 2.5».

E torniamo a Patrizio Danza. Classe 62, nato a Napoli, residente a Scalea. Viene descritto come un genio, al fianco di Maccarelli, nell’aggirare le misure antipirateria adottate da Sky Italia. Dopo aver lasciato il team Dvs, avrebbe proceduto all’attivazione di un nuovo gruppo denominato Bvs, concorrente del primo, le cui centrali di trasmissione sarebbero ubicate presso il Centro direzionale di Napoli». Ma sono decine i nomi al centro delle indagini. Si fa chiamare «Miki Matrix», il napoletano Michele Scalea, «che fornisce decoder al Maccarelli e offre parte di canali al sistema, oltre che assistenza nella configurazione e nella recovery dei predetti apparati». Poi ci sono i contatti esteri. È il caso di tale Nicky Mangion (che si fa chiamare «megaloman»), residente a Malta, che avrebbe ricevuto spedizioni di smart card dal Maccarelli, contribuendo direttamente alla creazione di flussi Iptv pirata. Ha rivestito anche un ruolo di intermediazione con i cosiddetti serbi, per l’acquisto della soluzione per oscurare gli hash (misure antipirateria) inviati da Sky».

E ancora, sempre rimanendo a tale Nicky Mangion, la Finanza arriva a un suo collaboratore, si tratta di Sevan Gelici, «dimorante in Olanda, ove l’utente Megaloman ha fatto spedire dal Maccarelli decoder ed abbonamenti». Organizzazione piramidale, su più livelli e con più ruoli. Come quello di Giuseppe Lazzara, che si occupa di «monitorare lo stato degli abbonamenti Sky attivi»; di Luigi Marrano, «altro diretto collaboratore di Maccarelli, «che avvisa di eventuali blocchi degli abbonamenti»; del sammaritano Giuseppe Menditto, che risulta «aver percepito redditi da Sky Italia srl, oltre ad essere gravato da precedenti di polizia specifici»; mentre a coprire il mercato in Calabria e Sicilia ci avrebbe pensato Luigi Privitera, indicato come rivenditore. Nomi che ora attendono verifiche e risposte dei pm, di fronte a un mercato nero di flussi audiovisivi che sembra sopravvissuto ai sequestri di un mese fa. Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA